Sono particolarmente legata al bellissimo Palazzo dell’Aeronautica, edificio poco conosciuto dagli stessi romani, avendoci passato dentro 3 giornate molto intense quando venne aperto al pubblico in occasione di due eventi del FAI. Come figlia di un pilota, militare prima e civile in seguito, mi appassionai talmente all’argomento, da studiare molto bene il materiale fornitoci per preparare gli eventi e finire a fare la narratrice, anche se quello non sarebbe dovuto essere il mio ruolo. Fu un’esperienza faticosissima, visto l’enorme afflusso di pubblico che venne nella prima occasione, ma fu davvero appagante vedere la soddisfazione e la meraviglia dei visitatori dopo aver scoperto questo magnifico palazzo. Ma andiamo per ordine. 

"/ Lo scalone d’onore

Una breve storia dell’Aeronautica

La Regia Aeronautica venne costituita, come Forza armata autonoma, il 28 marzo 1923: tra due anni ricorrerà quindi il centenario. In origine esisteva il Servizio Aeronautico, reparto dell’Esercito del Regno d’Italia destinato agli aeromobili, sezione che successivamente passò alle dipendenze del Genio. Il reparto si sviluppò nel tempo, ma senza ricevere sufficienti risorse economiche: agli inizi della prima guerra mondiale, le forze aeree italiane disponevano solo di 86 aerei. L’importanza dell’aeronautica crebbe sempre più dopo la fine del conflitto, e questo portò  alla decisione di scorporare l’arma dall’esercito e di farne una forza autonoma.

La necessità di creare una sede che raccogliesse i vari organismi legati all’Aeronautica portò alla realizzazione di un polo polifunzionale, che prese l’appellativo di Cittadella Aeronautica, costituito dalla Scuola di guerra aerea, l’Istituto Medico legale, la Caserma Romagnoli e da questo palazzo. L’incarico di seguire i lavori fu dato al Maresciallo dell’Aria e asso dell’aviazione Italo Balbo.

Italo Balbo

Balbo fu uno dei quadrumviri della marcia su Roma ed in seguito divenne membro del Gran consiglio del fascismo. Nel novembre 1926 fu nominato sottosegretario al Ministero dell’Aeronautica, di cui Mussolini era ministro ad interim. Tre anni dopo subentrò al duce nella carica di ministro, veste in cui promosse e guidò diverse imprese aeree, come le due sensazionali trasvolate atlantiche.

Copertina di Time dedicata all’impresa di Balbo

Raggiunse una tale popolarità (a Chicago esiste ancora una Balbo Drive) da venir considerato un potenziale rivale politico da Mussolini che, per tenerlo lontano dal centro del potere, lo nominò nel 1934 governatore della Libia. Qui egli dette un fortissimo impulso alla colonizzazione italiana della regione, organizzando l’afflusso di decine di migliaia di pionieri dall’Italia e seguendo una politica di integrazione e pacificazione con le locali popolazioni musulmane.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale organizzò voli per catturare alcuni veicoli inglesi, e proprio al ritorno da uno di questi voli, nel giugno 1940, fu abbattuto per errore dalla contraerea italiana sopra Tobruk. Pochi sanno che con lui morì il padre di Folco Quilici, giornalista al suo seguito. Quilici ha scritto sulla vicenda un libro “Tobruk 1940. La vera storia della fine di Italo Balbo” per cercare di capire se l’incidente fu davvero tale, o se non si volle togliere di mezzo un personaggio scomodo, contrario all’entrata in guerra a fianco della Germania.

Storia del Palazzo

Il Palazzo, situato nella zona di Castro Pretorio, a pochi passi dalla Stazione Termini, fu costruito in tempi record, (poco meno di due anni con tre turni di lavoro di otto ore ciascuno che coprivano le 24 ore) in modo da poter essere inaugurato il 28 ottobre del 1931. Nella giornata inaugurale fu permesso l’ingresso al pubblico e 100.000 visitatori accorsero ad ammirare la modernissima costruzione.

Balbo, che nel corso della seconda trasvolata atlantica aveva fatto sosta a New York e Chicago, era rimasto entusiasta del modello americano degli uffici open space e volle che fossero riprodotti anche nel nuovo ministero. Si doveva celebrare il mito dell’efficienza, della modernità, della velocità   che ben si adattava alla giovane arma. Questo comportò una trasformazione dell’edificio in corso d’opera: dall’iniziale struttura prevista dal progetto, si dovette ricorrere ad una stuttura in cemento armato che permettesse di avere ampi spazi lavorativi senza muri divisori. Il povero architetto, Roberto Marino fu costretto a riprogettare quasi giorno per giorno il suo lavoro per venire incontro alle richieste, per non dire gli ordini, di Balbo! Il risultato fu un edificio dalle linee pulite, sobrie ed eleganti per quella che doveva essere “una macchina per lavorare”. Balbo impose l’orario di lavoro continuato (all’epoca una novità assoluta) e a questo scopo fu creata l’Aeromensa, che poteva contenere fino a 1500 persone, allestita con banconi dove si mangiava in piedi, dotati di contenitori per mantenere al caldo il pasto che si poteva ordinare in anticipo. Prima di rientrare al lavoro, dopo aver gustato un caffè nell’ Aerobar, era d’obbligo lavarsi mani e denti. Le pareti della mensa erano decorate dalle pitture di Marcello Dudovich, purtroppo andate quasi interamente perdute (Dudovich è stato un grandissimo grafico pubblicitario, che creò opere per La Rinascente, FIAT, Campari).

Pitture dell’Aeromensa

Pitture dell’Aeromensa

Altre soluzioni considerate modernissime per l’epoca furono i 4 ascensori Paternoster a cabina aperta, ancora funzionanti ma ovviamente non più utilizzati per ragioni di sicurezza, e il sistema di posta pneumatica, le cui tubazioni coprivano una rete di 34 km, che velocizzava le comunicazioni interne impedendo così al personale di prendersela comoda passeggiando da un ufficio all’altro.

Negli ambienti di rappresentanza si cercarono soluzioni decorative che fossero discrete, ma al tempo stesso eleganti e significative come le maniglie che rappresentano un profilo alare stilizzato, la forma del Bastone di Comando degli ufficiali, che ritroviamo nelle ringhiere  dello Scalone d’Onore e i bellissimi lampadari, che riproducono il motore stellare degli S.55 Savoia Marchetti, tenuti da catene simili a quelle degli ancoraggi degli idrovolanti.

La visita del Palazzo dell’Aeronautica

Superati  i gradini d’ingresso, e le arcate monumentali della facciata, troviamo il  Lapidario dei Tre Archi dove vengono ricordati i circa 8200 caduti appartenenti all’Arma: i loro nomi sono incisi sulle lastre di travertino che rivestono le pareti del cortile. Tra di essi anche i nomi di due donne e di Bruno Mussolini.

Cortile-tre-archi

Cortile dei Tre Archi

Si sale quindi lo Scalone d’Onore, rivestito di pregiati marmi italiani, dove, al primo ballatoio, si può ammirare il quadro di  Giacomo Balla “Celeste metallico aeroplano”, donato dalla famiglia del pittore.

Celeste metallico aeroplano di Giacomo Balla

Arrivati al secondo piano l’entrata della Sala degli Eroi è affiancata dai busti di Francesco Baracca e Alessandro Guidoni: qui erano custoditi i ritratti dedicati ai grandi nomi dell’Aeronautica italiana.

Entrata della Sala degli Eroi

Lungo la Galleria d’Onore si aprono le varie sale di rappresentanza del Palazzo: solo in queste stanze troviamo finestre dotate di raffinate vetrate colorate in stile Art Dèco come riparo dalla luce del sole, visto che nel resto dell’edificio era vietato l’uso di scuri o tende.

La Sala della Madonna di Loreto, patrona degli aviatori, ospita il dipinto a lei dedicato di Carlo Maratta: il quadro ha la particolarità di essere incernierato su uno dei lati lunghi alla parete in modo da poter essere accostato al muro ed evitare così che la Vergine dovesse assistere alle discussioni sulle operazioni di guerra.

 

Tra le stanze più interessanti spiccano l’ Ufficio del sottosegretario, che fu lo studio di Balbo, la cui decorazione è dedicata alla  prima crociera atlantica in Brasile

Nella vicina Segreteria particolare i riferimenti decorativi riguardano la seconda trasvolata in America del Nord, avvenuta nel 1933 per celebrare il decennale della creazione dell’Aeronautica. La Sala delle Costellazioni, attualmente ufficio del Capo di Stato Maggiore presenta delle suggestive pitture murali  di cieli stellati illuminati da fasci luminosi e mobili originali dell’epoca. Qui è custodita la Bandiera di guerra dell’Aeronautica Militare.

Ovviamente tutti i materiali utilizzati nella realizzazione del palazzo e gli arredi erano di produzione italiana, come si confaceva allo spirito dell’epoca. Finita la visita si scende fino a un cortile interno che ospita una bella fontana.
Il palazzo non è visitabile se non in occasione di aperture speciali, come quelle del FAI o di Open House.
Per capire l’eccezionalità dell’impresa delle due crociere atlantiche (basti pensare che i veivoli comunicavano tra di loro tramite telegrafo) rimando a questo lungo articolo di Giordano Bruno Guerri che spiega molto bene cosa furono e il clamore che destarono.