Come è successo in varie occasioni per altri luoghi solitamente non aperti al pubblico come il Casino Algardi, Villa il Vascello e Villa Maraini, grazie all’apertura durante le Giornate d’Autunno FAI, ho avuto l’opportunità di visitare Palazzo Sciarra Colonna, uno dei tanti palazzi nobiliari che fiancheggiano la centralissima Via del Corso, che ospita la sede della Fondazione Roma.

Storia del Palazzo Sciarra Colonna

Palazzo Sciarra si affaccia su via del Corso, nel punto dove in passato si apriva la scomparsa Piazza Sciarra, a pochi metri di distanza dalla Galleria Colonna, oggi intitolata ad Alberto Sordi. Fu costruito dalla famiglia Sciarra, titolare del principato di Carbognano, ramo della storica e potente casata romana dei Colonna: in questa zona i Colonna possedevano i cosiddetti “palazzo imperfetto” e “palazzetto” che vennero unificati da Flaminio Ponzio nel 1610, per volere di Francesco Colonna, principe di Palestrina. Il palazzo però non venne ultimato, forse per la morte di Ponzio nel 1613 o per mancanza di fondi, visto che in quegli anni gli Sciarra non navigavano in ottime acque e furono costretti a vendere Palestrina nel 1630. I lavori ripresero grazie alle nuove condizioni finanziarie sotto la supervisione dell’architetto Orazio Torriani.

La facciata, realizzata da Torriani, ha un portale in travertino ad arco bugnato, fronteggiato da due colonne che sostengono il balcone del primo piano mentre altre colonne spiccano negli stemmi visibili sul portale a ricordare il cognome della famiglia. Per la bellezza di questo portale, il palazzo era incluso tra le 4 meraviglie di Roma, insieme al cembalo Borghese, al dado Farnese e alla scala Caetani-Ruspoli, in quanto si credeva che fosse stato scolpito in un unico pezzo di marmo.

Ph. tratta dal sito della Fondazione Roma

Nel ‘700 il cardinale Prospero Colonna rinnovò il palazzo secondo lo stile in voga all’epoca: il celebre architetto Luigi Vanvitelli, suo amico, progettò per lui la Biblioteca, la piccola Galleria e il Gabinetto degli Specchi. Successivamente il palazzo subì un notevole ridimensionamento a fine ‘800 con l’apertura della laterale via Minghetti: allo stesso tempo Maffeo Colonna di Sciarra incaricò l’architetto Francesco Settimi di restaurare il piano nobile

La Fondazione Roma

La Fondazione Roma trae la sua origine dalla nascita del Monte di Pietà di Roma, fondato con Bolla Pontificia di Paolo III nel 1539 allo scopo di combattere la pratica dell’usura. Nel 1836, venne creata la Cassa di Risparmio di Roma, che nel 1937 incorporò il Monte di Pietà e portò alla nascita della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma.

Nel 2007 la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma cambiò denominazione in Fondazione Roma, per la volontà di separare l’attività bancaria da quella filantropica. Le risorse della Fondazione sono indirizzate verso 5 settori – sanità, ricerca scientifica, istruzione, assistenza alle categorie sociali deboli, arte e cultura – che grazie ad un’accorta gestione ottengono un sostegno costante.

La Collezione d’Arte della Fondazione Roma

La Collezione d’Arte della Fondazione Roma nasce dal nucleo originario delle opere della raccolta del Monte di Pietà e della Cassa di Risparmio di Roma, incrementata con il passare del tempo ed ospita opere che vanno dal Quattrocento all’arte contemporanea.

L’intento è quello di creare un’esposizione permanente nel palazzo con un focus rivolto agli artisti che hanno lavorato a Roma:  il nucleo centrale di opere di epoca tardo-barocca la rende una delle collezioni più significative della cultura figurativa romana tra ‘600 e ‘700. Altrettanto prestigiosa è la collezione numismatica, composta da oltre 2500 pezzi, seconda per valore solo al Medagliere della Biblioteca Apostolica Vaticana.

La visita di Palazzo Sciarra

Non è possibile descrivere minuziosamente tutte le stanze e le opere esposte nel palazzo, quindi farò un rapido excursus delle principali sale.

Il cortile 

Già nel cortile del palazzo si possono ammirare alcuni pezzi di scultura, tra cui un’opera di Arnaldo Pomodoro.

Pian terreno

Una delle prime opere che accolgono il visitatore è la “Corsa dei Berberi”, un’opera  particolarmente in tema con la posizione del palazzo, visto che raffigura la celebre corsa dei cavalli che si teneva nel Seicento lungo Via del Corso a conclusione del carnevale.

Nelle prime sale, sono esposte opere del ‘900 e di arte contemporanea: nella Sala romana troviamo quadri di Balla, di Mazzacurati e della scuola romana, per passare poi alla cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo, rappresentata da Mario Schifano. La raccolta della Fondazione, nata con opere dal ‘500 in avanti, è diventata ora un’importantissima collezione di arte contemporanea, grazie anche alle donazioni di opere da parte degli stessi autori.

Durante il percorso di visita, si può dare un’occhiata alla piccola cappella, che è stata ricostruita pochi anni fa, dato che era stata eliminata nella risistemazione del palazzo.

Nella grande Sala dei paesaggi troviamo vedute di Pannini e di Van Vittel.

Nella Sala dell’Archivio le vetrine a temperatura controllata conservano i documenti che registrano la storia del Monte di Pietà di Roma, a partire dalla Bolla di Paolo III che approvò l’istituzione nel 1539. Qui si trova il registro dei pegni di Cristina di Svezia!

Primo piano

La Sala delle colonne era l’antico salone d’ingresso del palazzo e prende il nome dalle due colonne di lumachella rosea, unica rimanenza della collezione di marmi antichi. Qui si ammira un  bozzetto realizzato da Pietro da Cortona per la Basilica di San Pietro, bozzetto completato dall’allievo Ciro Ferri, l’opera che però non venne mai realizzata.

La Sala del consiglio ospita parte della collezione numismatica della Fondazione Roma: tra i  pezzi più importanti  c’è la medaglia di Pio IX coniata per l’apertura del Concilio Vaticano, unico esemplare eseguito in oro. Questa sala è detta anche Sala degli arazzi per i 4  grandi arazzi che decorano le pareti.

Nella Sala del Balcone, che si apre sul balcone della facciata principale del palazzo, spiccano un bellissimo San Giovannino e un ritratto di fanciullo alla luce di candela. Qui un sistema d’illuminazione puntuale permette di spegnere tutte le luci e d’illuminare solo un’opera in particolare.

Nella Sala rossa o del Monte di Pietà, che prende il nome dal damasco rosso che rivestiva le pareti, troviamo i ritratti del fondatore di questa istituzione a Roma, frà Giovanni Maltei da Calvi e di San Carlo Borromeo, al quale sono attribuiti gli statuti del 1565.

La grande Sala dei ricevimenti è divisa da una apertura sostenuta da due colonne strigliate in legno settecentesche che erano nel piano superiore e ha un bellissimo soffitto a cassettoni dipinti con rosoni.

Secondo piano

La Biblioteca del Cardinale è all’interno dell’appartamento che il cardinale Prospero Colonna di Sciarra volle far rinnovare. Insieme al Gabinetto adiacente, conserva ancora intatto l’allestimento settecentesco in stile rococò, affidato a Luigi Vanvitelli, il progettista della Reggia di Caserta. La sala ha forma allungata con 4 grandi nicchie che si aprono agli angoli e 5 porte specchiate con fiori stilizzati dipinti nella parte inferiore. Le scansie in legno che contenevano i libri sono divise da 12 lesene, con sportelli apribili rivestiti da specchi e capitelli dorici dorati. Al di sotto delle scansie, si aprono dei bassi armadietti per i libri mentre sui lati lunghi della sala si trovano due grandi specchi.

Il Gabinetto degli specchi è un piccolo ambiente (5 mt x 5) che fu ricavato da una sala dell’appartamento seicentesco insieme al passaggio per la biblioteca e al disimpegno della camera da letto del cardinale. Il pavimento in maioliche napoletane è probabilmente quello antico, il soffitto ha una volta ribassata con allegorie dipinte dal pittore Stefano Pozzi e nervature in mattonelle di Delft, che incorniciano anche le pareti e le lesene. In questa piccola sala si aprono sei porte decorate con specchi nella parte superiore e pitture in stile cinese nella parte sottostante.

Se l’attribuzione della biblioteca al Vanvitelli , attestata dalla vicinanza con i disegni per Caserta, ma da nessuna fonte scritta, è certa, meno sicura lo è per questa saletta, vista la differenza stilistica tra i due ambienti.