Credo che ogni romano conosca di vista il Palazzo della FAO, non fosse altro perché è posizionato accanto al Circo Massimo, ma pochi sanno che è possibile visitarlo (così come succede per il Gasometro) e che dentro c’è anche un museo: io stessa ho scoperto questa opportunità solo recentemente e ovviamente ho subito colto l’occasione per andare a vederlo!

Una breve storia della FAO
L’acronimo FAO sta per Food and Agriculture Organization ed indica l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Nel 1943 Frank Lidgett McDougall, un consigliere economico australiano, svolse un ruolo cruciale nel promuovere la Conferenza delle Nazioni Unite sull’Alimentazione e l’Agricoltura che si svolse a Hot Spring dove emerse la necessità d’istituire un’organizzazione internazionale permanente su queste tematiche. Due anni dopo, il 16 ottobre 1945 a Quebec City fu fondata la FAO con sede a Washington D.C. con l’obiettivo principale di porre fine a fame e malnutrizione. Nel 1951 la sede venne trasferita a Roma, nell’edificio dell’ex Ministero dell’Africa Italiana, costruito nel 1938, messo a disposizione dal governo italiano: nello stesso anno venne adottata la Convenzione Internazionale per la protezione delle Piante per garantire la tutela delle risorse vegetali mentre nel 1985 la FAO presentò il Codice di condotta sull’uso dei pesticidi, che fu la base di partenza per la successiva Convenzione di Rotterdam. Altro importante documento è stato il Codice di condotta per la pesca responsabile del 1995 che promuove pratiche sostenibili per la protezione delle risorse marine.

Tra gli obiettivi dell FAO ci sono quelli di porre fine a fame, insicurezza alimentare e malnutrizione, eliminare la povertà e promuovere il progresso economico e sociale e arrivare alla gestione sostenibile delle risorse naturali. Nel 2015, i leader mondiali si sono impegnati per realizzare 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile con la promessa di eliminare la fame entro il 2030 (direi che la vedo dura): sembra assurdo che, anche se il mondo produce cibo sufficiente per tutti, circa 800 milioni di persone soffrono la fame mentre quasi due miliardi sono in sovrappeso.
Attualmente gli stati membri sono 194, ai quali si aggiungono 2 membri associati (Isole Faroe e Tokelau) e l’Unione Europea. Tra i Direttori Generali più famosi sono da ricordare il libanese Edouard Saouma e il senegalese Jacques Diouf, entrambi confermati eccezionalmente per tre mandati: dal 2019, nono direttore è il cinese QU Dongyu. Oltre alla sede principale, esistono 5 uffici regionali nel mondo e 9 uffici sub-regionali.
Nella ricorrenza della fondazione, il 16 ottobre si celebra la Giornata mondiale dell’alimentazione.
La visita del Palazzo della FAO
Anche se si identifica la FAO con l’alto palazzo bianco che sorge davanti ad uno dei lati corti del Circo Massimo, in realtà sono 5 gli edifici che compongono il complesso. L’entrata nel palazzo avviene tramite una sala posta acconti al grande atrio, dove su una parete è inciso in 6 lingue ( cinese, inglese, francese, spagnolo, russo e arabo, le lingue ufficiali dell’ONU) il preambolo della Costituzione che illustra gli scopi fondamentali dell’istituzione.

L’Atrio
Sul soffitto del grande atrio d’ingresso sono dispiegate le bandiere di tutti gli stati membri, insieme a quella delle Nazioni Unite e della FAO, dove sul fondo azzurro capeggia una spiga di grano stilizzato e il motto latino FIAT PANIS (Che ci sia il pane). Sul fondo della sala una scultura (abbastanza bruttina mi duole dirlo) regalata da Papa Francesco ricorda il piccolo Aylan, il bimbo curdo morto in un naufragio.

Il giorno della mia visita, nell’atrio si svolgeva una sessione yoga per i dipendenti, in occasione della Giornata internazionale dello yoga!
La Sala Plenaria
È la sala più ampia dell’edificio, con un’area di oltre 1000mq e 1200 posti a sedere. Qui si tengono le riunioni di più alto livello come il World Food Summit e la Conferenza, che è la riunione di tutti i membri che si svolge ogni due anni per determinare le priorità sulle quali lavorare. Ogni stato membro ha il proprio delegato e il diritto di voto. La conferenza elegge anche il Direttore Generale che resta in carica per 4 anni rinnovabili per una sola volta.

Nella sala risalta il colore blu che richiama quello dell’ONU. Bellissimo è il soffitto dominato da un’opera in gesso di Mirko Basaldella, lunga 45 mt intitolata l’Universo, che rappresenta il fondo del mare e il cielo.

All’interno dell’edificio, numerosi paesi membri hanno allestito una propria sala riunioni scegliendo anche gli arredi e occupandosi della gestione. All’Italia sono dedicate tre sale: la Sala Plenaria, la Sala Rossa e la Sala Verde, così chiamate come omaggio ai colori della bandiera italiana, seconde per grandezza solo alla quella Plenaria. La Sala Rossa ospita le riunioni del Consiglio, composto da 49 membri. Tra le altre sale ci sono la China Lounge, la Sala del Kazakistan e quella dell’Iraq e la Carabbian Lounge, posta accanto alla Sala Plenaria, utilizzata durante le sessioni della Conferenza come accesso per il direttore.
Il Palazzo ospita anche la David Lubin Memorial Library, il principale centro di documentazione mondiale su alimentazione, nutrizione e agricoltura. David Lubin è stata un’originale figura di commerciante, inventore e filantropo al quale si deve la nascita dell’Istituto internazionale di agricoltura (IIA), il primo ente internazionale per la cooperazione in materia agricola, in pratica l’antenato della FAO. Colpito dall’esperienza dei kibbutz visitati in Palestina, presentò al re Vittorio Emanuele II l’idea di creare un’organizzazione dedicata alla valorizzazione e agli scambi agricoli. L’Italia, insieme ai delegati di 74 Stati, sottoscrisse il 7 giugno 1905 la convenzione istitutiva.
Nel 1951 la Conferenza ha adottato la Risoluzione n.90 che invita i membri a donare opere d’arte ed oggetti d’artigianato da esporre nella sede centrale come espressione della multiculturalità della FAO, oggetti che sono esposti nell’edificio e nel nuovo museo. All’ultimo piano del palazzo, dove si trova la mensa, si apre la magnifica terrazza dalla quale si gode uno dei panorami più spettacolari di Roma, con una vista che spazia dal Palatino al Circo Massimo fino alla cupola di San Pietro!


Il MuNe
Il 16 ottobre 2025, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione e dell’80° anniversario della FAO è stato inaugurato il MuNe, il FAO Museum and Network alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella e del Direttore Generale QU Dongyu.

Indicativa delle finalità del museo è la scritta visibile nella prima sala: oltre a conoscere meglio il lavoro svolto dalla FAO, lo scopo è quello d’imparare pratiche sostenibili e metterle in atto: nella sezione conclusiva, ribattezzata il Mondo delle azioni, ogni visitatore è chiamato a passare all’azione, per diventare “un eroe” dell’alimentazione.

Il giro con il gruppo di cui facevo parte è iniziato nella sala “Un’unica FAO” che ripercorre le tappe principali della storia dell’organizzazione e al tempo stesso illustra la storia dell’agricoltura e dei suoi progressi.

Molto d’effetto e coloratissima è la Sala dei 4 miglioramenti che illustra i quattro pilastri del miglioramento che ogni progetto della FAO deve seguire:
- Produzione migliore – ovvero produrre cibo in modo rigenerativo, non depauperando le risorse della terra;
- Migliore nutrizione – il cibo deve essere sano e nutriente;
- Ambiente migliore – l’ambiente è al centro di tutto, se è malato non si può avere cibo sano;
- Vita migliore – se migliorano l’ambiente e il cibo, anche la vita delle persone migliora.

Nella grande sala del Laboratorio dei cibi, lo spazio della cucina consapevole è stata creato per i bambini tra 4 e 8 anni ed insegna loro l’importanza della conservazione del cibo per combattere lo spreco alimentare. Nello stesso spazio si parla anche del conscius wardrobe per sensibilizzare all’acquisto consapevole degli abiti, comprando meno, comprando indumenti meno colorati e di tessuti naturali. Non tutti sanno che meno del 20% dei vestiti buttati vengono riciclati: il resto finisce a formare enormi montagne di rifiuti in Africa e America Latina.

La Foresta della consapevolezza è uno spazio di riflessione dove sette installazioni arboree invitano a utilizzare la creatività per ispirare azioni concrete: al centro della sala si trova un’opera di Pablo Atchugarry dove un olivo rappresenta la resilienza e il legame tra uomo e natura
Il museo è visitabile singolarmente con audioguida o con una visita guidata di gruppo, prenotando il biglietto gratuito: per saperne di più =>fao.midaticket.com





Non sapevo minimamente che questo palazzo fosse visitabile e tanto meno che all’interno ci fosse un museo. Certo che Roma ne ha di chicche nascoste da scoprire!
Non si finisce mai di scoprirle, anche se questo palazzo non è proprio nascosto!
Ammetto che sono passata tante volte davanti al Palazzo della FAO senza chiedermi quale fosse la sua storia. È davvero interessante scoprire come un edificio possa attraversare epoche e significati così diversi, passando da simbolo del passato coloniale italiano a sede di un’organizzazione impegnata ogni giorno nella lotta contro la fame e nella promozione della sicurezza alimentare.
Credo fermamente che non basterebbe una vita intera per visitare ogni monumento di Roma, ma cosa c’è di meglio che fare i turisti a casa propria? E noto con piacere che ami anche tu (ri)scoprire la tua città! Il Museo mi sembra ben curato e moderno e offre l’opportunità di conoscere la FAO e le sue azioni: lo visiterei senza alcun dubbio!
Roma ha tanti difetti, ma una città così ricca di luoghi interessanti credo non esista al mondo!
L’iniziativa della FAO è ammirevole, spero che tutto quello che si sono proposti si possa avverare e che ogni paese del mondo possa avere acqua potabile e cibo sano
Speriamo!
Non ho mai visitato il Palazzo della FAO ma avendo studiato relazioni internazionali sono stata in varie sedi ONU e le ho trovate tutte estremamente interessanti! Questo non sembra da meno
Io l’ho trovato super interessante e poter entrare nella Sala Plenaria è stata un’emozione
Ooooh! E mica lo sapevo che alla FAO c’era il museo! Peccato solo che non sia aperto nel weekend… ma troverò il modo di organizzarmi, magari ad agosto, che posso permettermi il lusso di prendermi qualche ora di permesso…