Come volontaria di lunga data del FAI, uno dei privilegi che ho è di poter visitare alcuni dei luoghi che apriamo al pubblico in forma privata con i miei colleghi, avendo a volte anche l’opportunità di vedere ambienti che non era stato possibile mostrare ai visitatori. È accaduto recentemente a Villa Maraini, uno dei siti aperti in occasione delle ultime Giornate di Primavera che. grazie all’ospitalità dell’Istituto Svizzero che vi ha sede, abbiamo potuto vedere anche noi impegnati sugli altri siti.

Villa Maraini
Lo stile architettonico eclettico dell’edificio e del suo giardino con una vegetazione variegata, scalinate, cunicoli e il ninfeo ricorda quello delle ville rinascimentali e delle ville suburbane dell’antica Roma. Proprio in questa zona (siamo nell’attuale quartiere Ludovisi, a poca distanza dal Pincio), nel I sec. a.C. sec. c’era la famosa villa di Lucullo.

Nel IV sec. d.C. con la distruzione degli acquedotti (quello dell’acqua Vergine passava proprio qui) la zona venne abbandonata, diventando terreno di coltivazione della vite. Nel ‘600 gli acquedotti vennero ripristinati e fu costruita la celebre Villa Ludovisi, voluta da Ludovico Ludovisi, nipote di papa Gregorio XV. Dopo l’unità d’Italia, la villa venne smembrata e lottizzata e di tanta bellezza rimane solo il Casino dell’Aurora. Anche D’Annunzio descrisse nella “Vergini delle rocce” la distruzione dei maestosi pini della villa.

Il Casino dell’Aurora Ludovisi visto dalla terrazza della villa
Nella costruzione dell’attuale via Ludovisi (strada che sbocca su via Veneto) vennero accumulati detriti che crearono una collinetta di rifiuti, il cui smaltimento sarebbe costato molto. L’industriale svizzero Emilio Maraini comprò il terreno ed invece di spianare la collina, ci fece costruire sopra la sua casa, che risulta così molto rialzata rispetto al piano stradale.
La villa fu edificata tra il 1903 e il 1905 su progetto dell’architetto Otto Maraini, fratello di Emilio, creatore anche del vicino hotel Excelsior. Durante i lavori di costruzione furono ritrovati dei resti archeologici che sono stati inseriti nei muri del giardino. Ma conosciamo meglio i padroni di casa.
Emilio Maraini
Nato a Lugano nel 1853, a 20 anni, in seguito alla morte della madre e per aiutare economicamente la famiglia, si trasferì nei Paesi Bassi per lavorare in una ditta che commerciava con le colonie olandesi.
Si trasferì a Praga per studiare la produzione di zucchero di barbabietola in Boemia. Convinto di poter lanciare questa coltivazione in Italia, che all’epoca era praticamente dipendente dalle importazioni, si trasferì a Rieti, dove nel 1887 rilevò lo stabilimento ormai chiuso dello Zuccherificio di Rieti diffondendo la coltivazione della barbabietola da zucchero nella Piana Reatina e riuscendo anche ad esportarla. Divenne consigliere a Rieti e si trasferì a Roma quando fu eletto deputato. La scelta di edificare la sua casa nella zona fu funzionale al suo lavoro e alla sua carica, in quanto vicina al Ministero dell’Agricoltura e al Viminale.

Carolina Sommaruga Maraini
Anche lei svizzera, come il marito fu una grande filantropa. A Rieti aprì un laboratorio tessile dove introdusse la tecnica di ricamo a“punto ombra” che ebbe successo in Italia e all’estero, tanto da preparare il corredo per la principessa Mafalda. Fondò numerose strutture per l’accoglienza e la cura dei bambini ed un preventorio antitubercolare a Roma e fu una grande benefattrice della Croce Rossa, tanto che per la sua attività ricevette il titolo di contessa da re Vittorio Emanuele III. Rimasta vedova, nominò il nipote Carlo Sommaruga amministratore dei suoi beni: durante la guerra Carlo lavorò come diplomatico nella Legazione svizzera di Roma, aiutando moltissime persone in difficoltà (non soltanto ebrei), ospitandole anche a Villa Maraini.
Nel 1947 Carolina Maraini decise di lasciare la villa all’Istituto Svizzero a patto che venisse utilizzato per scopi culturali e scientifici e per lo sviluppo delle relazioni tra Svizzera e Italia e tutt’ora i borsisti risiedono nella pace di questa bellissima residenza.

Nella villa è conservato un ritratto della contessa in un meraviglioso abito, dipinto da Vittorio Matteo Corcos.
La visita di Villa Maraini
Si sale costeggiando il giardino per entrare da quello che era l’ingresso privato che porta direttamente sulla grande sala da ballo, affiancata dal luminoso giardino d’inverno.

Ph. Alessandro Calabresi
Il soffitto della sala da ballo è decorato da un affresco dove, nel personaggio con la lira in mano, è raffigurata la padrona di casa.

Il piano nobile ospitava inoltre una sala per il gioco e la sala da pranzo.

Tramite un’elegante scalone si sale al primo piano dove c’erano le camere private dei Maraini mentre al secondo piano, dove ora risiedono i borsisti, c’erano le stanze riservate alla servitù, che utilizzava una scala di servizio.

La vera chicca dell’edificio è la torretta, che spicca dalla terrazza aperta sul tetto, alta ben 26 metri, che, per poco, non supera in altezza la cupola di San Pietro. È proprio fin quassù che siamo potuti salire (dato che per ragioni pratiche sarebbe stato impossibile far entrare grandi gruppi di persone) ed abbiamo potuto ammirare uno straordinario panorama!

Purtroppo gli arredi e i decori della villa sono andati dispersi: fortunatamente è stato ritrovato un album fotografico, appartenuto probabilmente a Carolina, e si è potuto vedere come era arredata la casa, con mobili antichi, tappeti di pregio, specchi ed oggetti di valore.

Ph. Alessandro Calabresi
L’Istituto Svizzero ha un ampio programma di mostre ed eventi, per tutte le info => istitutosvizzero.it





Che fortuna aver potuto visitare questa villa. Peccato che cosi tanto sia andato perso, ma quello che rimane, e soprattutto il panorama dalla terrazza, sono tesori incredibili.
Il panorama è qualcosa di magico
Bellissima villa, non conoscevo la storia della famiglia Maraini ma la scelta di Carolina nel lasciarla all’Istituto Svizzero è stata decisamente la migliore visto come la mantengono in buono stata e come si prodigano nel continuare le relazioni tra i due paesi.
Anche io sono volontaria del Fai e le opportunità di visitare luoghi di solito chiusi al pubblico sono davvero straordinarie. Villa Maraini è davvero bellissima, eclettica e molto elegante e devo dire che provo una certa invidia per i borsisti che possono godere di questa pace!
Anche io li invidio!
Il FAI riesce sempre a trovare il modo di fare i giusti investimenti nel recuperare dei patrimoni artistici italiani. Villa Maraini a Roma ne é uno splendido esempio, a quanto pare. Non mancheró di visitarla in un prossima visita nella capitale italiana!
Oltre all’innegabile bellezza e valore culturale della villa, colgo l’occasione per sottolineare l’importanza dell’operato del FAI.
Grazie
Quanti tesori si riescono a vedere grazie alle Giornate FAI e questa Villa ne è la prova! Peccato che siano stati dispersi gli arredi.
Dovevano essere stupendi
Ma che meraviglia questa villa… e poi spicca proprio x la sua altezza. Di sicuro dalla torretta si può godere di una vista straordinaria sulla città di Roma!
La vista è davvero spettacolare!
Sono contenta di sapere che sei stata volontaria del FAI, io sono socia da moltissimi anni e più volte mi hanno chiesto di essere volontaria ma ahimè il tempo è tiranno e ho dovuto sempre rifiutare. Villa Maraini è a dir poco straordinaria e sono sicura che sarebbe un luogo che visiterei subito se fosse aperta sempre.
Le giornate FAI consentono di visitare dei luoghi spesso chiusi normalmente al pubblico e dunque conviene approfittarne, proprio come hai fatto tu Marina, portandoci con te virtualmente ad esplorare questa elegante villa romana.
Le ringhiere delo scalone, così riccamente decorate. hanno subito colpito la mia attenzione. Non sono lontana da Roma per cui organizzerò una visita in questa dimora non appena avrò un giorno libero. Una chicca imperdibile della Capitale!