Ho praticato trekking per molti anni, in Italia e in Finlandia, vivendo bellissime esperienze, ma quella trascorsa recentemente durante il viaggio in Vietnam è stata probabilmente la più particolare e indimenticabile! Un trekking and una notte in homestay che da soli sono valsi il viaggio!

La regione di Hoang Su Phi

Situata a circa 300 km a nord di Hanoi, Hoang Su Phi è una area montana di mezza quota, tra i 900 e i 1500 metri, caratterizzata dai campi terrazzati coltivati a riso e tè, campi che sono stati dichiarati monumento nazionale. La maggior parte degli abitanti della zona montuosa appartiene a gruppi etnici minori come i Red Dao e i Tay. Per raggiungere quest’area, dove faremo il trekking, abbiamo lasciato l’atmosfera rumorosa di Hanoi di prima mattina perché ci aspettava una trasferta di circa 7 ore. Durante il viaggio abbiamo attraversato diversi villaggi, dove ho notato che non mancano mai attività di manicure e/o parrucchiere e modernissimi negozi di telefonia.

Per pranzo, dopo aver trovato vari locali conosciuti dalla guida ormai chiusi, ci fermiamo in una sorta di ristorante per camionisti all’aperto, praticamente un bancone con vari tavolini coperti da una tettoia. Nonostante le mie perplessità, abbiamo mangiato bene!

Il soggiorno nel Panhou Retreat

Il lungo viaggio in macchina per arrivare al Panhou Retreat viene ricompensato dalla bellezza del luogo. Il resort è in una zona isolata, nel cuore delle montagne di Song Chay, completamente immerso in una natura rigogliosa. È formato da eleganti bungalow eco-friendly, costruiti in materiali locali come legno e bambù, disseminati tra alberi e laghetti. I soli suoni che si sentono sono i versi degli uccelli, il gracidio di qualche animale anfibio e il fruscio degli alberi mossi dal vento.

La piscina a sfioro è tra le più belle che abbia visto in vita mia: anche se l’acqua era freddina, non ho potuto resistere alla tentazione di buttarmi e godermi la meravigliosa vista sulle montagne che si gode da questa posizione.

Per scaldarmi dopo il bagno, niente di meglio che immergermi nelle acque calde della sorgente termale che sgorga nel resort e per finire in bellezza,  la direzione dell’hotel ci ha anche offerto un massaggio e un bagno alle erbe nella spa.

Il trekking

Dopo la sosta rilassante nel resort, è arrivato il momento molto atteso del trekking. Ci avevano assicurato che sarebbe stato un percorso tranquillo, per nulla faticoso, tanto che nessuna di noi si era portata scarpe o un abbigliamento adatti allo scopo. Io indossavo dei normalissimi jeans e le mie fidate New Balance che, alla fine del viaggio, ho dovuto buttare perché completamente distrutte. In verità il percorso, di circa 8/9 km, è stato abbastanza faticoso con belle salite da affrontare: tra l’altro, man mano che il tempo passava, il caldo si faceva sentire e ci toglievamo di dosso i piumini e le maglie con cui eravamo partite.

Dato che gli zaini con il necessario per passare la notte fuori li avrebbero trasportati direttamente alla guest house dove avremmo passato la notte nella zona di Ha Giang, io mi ero portata solo una borsa di tela non proprio adatta per un trekking, che alla fine ho mollato ad una delle guide visto che mi stava segando la spalla. I panorami che si si sono aperti davanti ai nostri occhi hanno però ripagato ogni fatica.

Durante una pausa del trekking, non so perché, la nostra guida mi ha preso la mano e ne studiato attentamente le linee del palmo: mi ha profetizzato benessere economico, ma sul versante amoroso non si è pronunciato nonostante le mie insistenze, bene, ma non benissimo. Comunque mi sono sentita un pò come Tiziano Terzani nel suo libro “Un indovino mi disse“.

Finalmente all’ora di pranzo ci siamo fermate nella casa di una famiglia Red Dao, una delle minoranze etniche del Vietnam del nord. Come al solito in Vietnam, il cibo è abbondante e gustoso. Prima di lasciare l’abitazione, i gentili padroni di casa ci hanno permesso d’indossare i colorati costumi tipici dell’etnia Red Dao.

Camminando, abbiamo occasione di incontrare qualche persona del luogo, che sono sicura avrà pensato “Ma che ci fanno questi matti qui?”.

Molto gentilmente, una ragazza ci ha anche fatto visitare la sua semplice abitazione.

L’home stay

Come disse qualcuno “First reaction shock”. Ci aspettavamo una piacevole abitazione in legno, come ne avevamo viste lungo il percorso, ma questa è una casa a due piani in semplice cemento in mezzo al nulla. Visto che di norma non si entra in casa con le scarpe, abbiamo trovato all’ingresso delle ciabatte da indossare durante il soggiorno.

Ma lo shock maggiore è stato scoprire dove avremmo dormito. No, nessuna comoda camera da letto, ma il secondo piano della casa suddiviso in piccoli ambienti tramite delle tende con un semplice materassino per terra come letto.

Almeno questo piano è riservato tutto a noi, le guide e lo staff del resort, che ha organizzato il trekking, che ci accompagnano dormiranno sui letti del soggiorno al pian terreno. La parte posteriore del soggiorno ha il pavimento in cemento e fa in parte da cucina, mentre accanto c’è un locale dove scorre abbondante acqua per lavare il cibo e i piatti. Per andare in bagno ci si deve inoltrare praticamente fuori dalla casa: ne avevamo due a nostra disposizione molto basici e con acqua che perdeva da ogni parte, ma onestamente pulitissimi. In realtà durante tutto il viaggio non c’è stato un albergo dove non ci fosse una perdita d’acqua in bagno, evidentemente in Vietnam devono avere problemi con gli impianti idraulici!.

Faceva davvero freddo e abbiamo aspettato l’ora di cena sedute intorno al fuoco, dove in pentola cuoceva una gallina.

La presenza di un gatto, evidentemente anche lui infreddolito, mi ha fatto sentire la mancanza del mio amato Alex.

Finito di cenare, non rimaneva altro che metterci a letto, chiamiamolo così, e dormire. Che poi dormire è una parola grossa, almeno per me, visto che ho passato la nottata praticamente in bianco! Per fortuna il collegamento internet del mio cellulare funzionava bene e ho potuto passare un pò il tempo mandando messaggi a mia figlia che faceva il turno di notte al lavoro. In piena notte, sentendo qualcuno che si alzava, mi sono unita a due colleghe per andare in bagno tutte insieme, nel timore di trovare animali indesiderati in giro, visto che alcune parti della casa erano aperte sull’esterno. Ma sorpresa! Per tutto il tempo che ci siamo fermate, non ho visto non dico topi, ma neanche una zanzara o una formica in giro!

Poco fresca, visto che non avevo avuto il coraggio di fare la doccia con il freddo che faceva, e poco riposata, la colazione, a base principalmente degli avanzi della cena, è stato  il momento confortevole a base di tè bollente di cui avevo bisogno. 

Durante il trekking di ritorno alla civiltà abbiamo avuto l’interessante opportunità di vedere l’interno di una tipica abitazione Tay, dove il proprietario ci ha gentilmente offerto un tè.

I Tay sono la più grande minoranza etnica del Vietnam: le loro case sono rialzate su palafitte in modo da proteggersi dal terreno umido e dagli animali e consistono principalmente di un grande ambiente dove si vive e si dorme e di un cucina separata.

In tutte le case, come ovunque in Vietnam, c’è un altare con le offerte per le divinità: la religione più diffusa è il Buddismo Mahayana, ma gran parte della popolazione onora anche gli antenati e le divinità locali. È stato curioso trovare incorniciati in bella vista i diplomi scolastici dei padroni di casa: da queste parti, studiare è un impegno anche fisico, dato che molti bambini, per raggiungere la scuola, devono camminare anche 4/5 km.

L’epilogo

Trascorso qualche giorno, dopo aver visitato tanti luoghi affascinanti, come Hoi An e fatto molte altre esperienze, parlando del trekking siamo state tutte concordi nel dire che quella dell’homestay è stata l’esperienza più bella di tutto di tutto il viaggio, perché autentica e fuori dai soliti circuiti del turismo di massa. Devo ringraziare Travel Sense, un tour operator perfetto per viaggiare in Vietnam, che ci ha dato l’opportunità di conoscere più a fondo il paese in maniera originale. Un grazie va anche alle mie compagne di viaggio della community delle Travel Blogger Italiane Paola, Annalisa, Marina, Cristina (+ Marcello) e Veronica che hanno reso questa inaspettata avventura in modo molto più divertente!