Visitare Ravenna senza imbattersi nella figura di Teodorico è praticamente impossibile, quest’anno poi la città celebra i 1500 anni dalla sua morte con eventi, mostre e concerti. Ripercorriamo allora le tracce lasciate dal grande re degli Ostrogoti nella città che fu la capitale del suo regno, vivendo un grande sviluppo monumentale.

Teodorico

L’unico documento che ci tramanda l’effige di Teodorico è il celebre medaglione d’oro di Morro d’Alba, conservato al Museo Nazionale Romano. Il cranio di forma allungata che vi si può notare era caratteristico degli Amali, una delle stirpi nobili dei Goti. In seguito alla divisione dei Goti in Visigoti ed Ostrogoti, avvenuta nel III° secolo, gli Amali divennero la dinastia reale ostrogota.

Il nostro Teodorico nacque nel 454 in Pannonia (posta tra le attuali Ungheria e Austria) dal re Teodemiro e da una sua concubina, Ereleuva. All’età di sette o otto anni fu inviato come ostaggio a Costantinopoli per assicurare la fedeltà degli Ostrogoti al trattato di pace stipulato da Teodemiro con l’imperatore Leone.

Divenuto re degli Ostrogoti alla morte del padre nel 474, Teodorico combatté numerose campagne contro rivali goti e altri nemici dell’Impero d’Oriente, cosa che gli permise di aumentare il proprio prestigio e di consolidare la sua posizione politica.

Nel 476, con la deposizione di Romolo Augusto da parte di Odoacre, l’Impero romano d’Occidente decadde. Negli anni successivi, vista la crescente importanza assunta da Teodorico, l’imperatore Zenone fu costretto a venire a patti con lui, concedendogli il titolo di magister militum praesentalis (ossia generale), la nomina a console designato per il 484 e il comando delle province della Dacia Ripensis e della Mesia Inferiore.

Nel 489 l’imperatore, preoccupato del prestigio assunto in Italia da Odoacre, gli mandò contro Teodorico che l’anno seguente pose l’assedio a Ravenna. L’assedio si protrasse per ben 3 anni, fino al 25 febbraio 493 quando Giovanni, vescovo della città, riuscì a negoziare un accordo tra le due parti, basato sulla promessa che Odoacre e Teodorico avrebbero regnato insieme. Il 5 marzo Teodorico fece trionfalmente il suo ingresso nella città, ma, solo dieci giorni dopo, uccise Odoacre a tradimento.

Con lui Ravenna divenne la capitale del regno ostrogoto, ma nel campo dell’arte e della cultura continuò a svolgere una grande continuità con il passato. Teodorico volle presentarsi come il naturale continuatore della grandezza romana e al tempo stesso come un imperatore bizantino.

Durante i 33 anni del suo regno Ravenna visse un periodo di splendore: Teodorico fece in modo che i cittadini romani vivessero secondo il proprio diritto, separati dagli Ostrogoti che continuavano a mantenere le proprie leggi e il proprio credo, l’arianesimo. Oltre a costruire alcuni dei celebri monumenti nella città, fece eseguire importanti lavori anche a Roma: fu ricostruito il Palazzo di Domiziano sul Palatino (grazie ai proventi di una tassa ad hoc) e riparate le Mura Aureliane, la Curia, il Teatro di Pompeo, gli acquedotti e le fognature.

Una delle varie leggende sulla sua morte, che ispirò anche una poesia di Carducci, racconta che a Teodorico giunse la notizia che una cerva dalle corna d’oro era stata avvistata nei boschi. Il sovrano andò alla sua ricerca, ma improvvisamente il suo cavallo s’imbizzarrì e cominciò a correre senza fermarsi per tutta l’Italia fino ad arrivare all’Etna, nel quale si gettò con il re.

Le sue gesta sono confluite in poemi e saghe cavalleresche del nord Europa come la Saga di Teodorico da Verona scritta in Norvegia a metà del XIII secolo dove Teodorico viene trasformato in un eroe esiliato che combatte draghi, nani e il tiranno Ermanarico e La Canzone dei Nibelunghi e l’Edda.

I luoghi di Teodorico a Ravenna

Il Mausoleo di Teodorico

Un ideale percorso sulle orme di Teodorico non può che iniziare dal luogo più celebre a lui legato, il suo Mausoleo. uno dei siti UNESCO simbolo di Ravenna.

Questo edificio, che riprende gli esempi classici di mausoleo come quelli di Adriano e di Augusto a Roma, presenta particolarità uniche come una pianta decagonale e i blocchi del corpo, in pietra d’Istria, collocati a secco, perfettamente combacianti, ma con una scanalatura che imita lo strato di calce. Meraviglia d’ingegneria è la cupola, un blocco unico di marmo proveniente dalle cave di Aurisina, pesante quasi 300 tonnellate che ancora non si è riuscito bene a capire come sia stato collocato. Il mausoleo sorge sul Campo Coriandro, un’area allora riservata ai Goti adibita anche a cimitero.

All’interno presenta due piani, quello interiore a croce greca e quello superiore a pianta centrale: qui è stata collocata una vasca in porfido che in passato si trovava altrove, dove la tradizione vuole che Teodorico sia morto colpito da un fulmine, come predetto da una maga.

Il mausoleo fu successivamente trasformato nella chiesa di Santa Maria della Rotonda (rotonda termine con il quale i Ravennati indicavano il monumento) con l’aggiunta di un monastero, chiesa scomparsa da secoli.

La Rocca Brancaleone

Dirigendosi dal Mausoleo verso il centro città si possono attraversare i bei giardini della Rocca, una fortezza veneziana costruita per creare una linea di avvistamento e difensiva contro i Turchi lungo la costa. Fu innalzata in quella che era la cosiddetta Isola dei Goti, dove Teodorico si installò dopo la conquista della città. Il re tenne le due città, quella cristiano-ortodossa e quella ariana, divise lasciando libertà di culto. Teodorico tollerava la chiesa cattolica perché vedeva in essa un modo per realizzare la fusione del suo popolo con quello latino e anche la Chiesa cattolica imitò l’atteggiamento del re che poteva essere d’aiuto nella difesa dell’ortodossia. Qui sorse la chiesa di S. Andrea dei Goti, demolita nel 1457 e utilizzata come materiale da costruzione per la Rocca, ma la fortezza non fu mai terminata e fu spogliata a sua volta, tanto che si racconta che i muri di ogni casa nei dintorni ne contengano qualche mattone. I capitelli originali a foglia d’acanto dell’antica chiesa, con inciso il monogramma di Re Teodorico, sono stati reimpiegati nelle colonne del Palazzo del Popolo.

Il Battistero degli Ariani

A metà del VI secolo il battistero di epoca teodoriciana, costruito accanto alla cattedrale ariana (l’attuale Chiesa di Santo spirito) fu riconsacrato per volere di Giustiniano al culto ortodosso, divenendo un oratorio dedicato alla Vergine Maria. L’unica decorazione originale dell’edificio ottagonale è il rivestimento mosaicale della cupola raffigurante il Battesimo del Cristo: nel clipeo centrale il Cristo è immerso nell’acqua fino ai fianchi mentre nella fascia concentrica il corteo dei dodici apostoli, divisi in due schiere, incede verso un grande trono gemmato sormontato dalla croce, dai cui bracci pende un drappo purpureo, espressione della fisicità del Cristo. L’iconografia è identica a quella del Battistero neoniano, cambiano solo il fondo che qui è oro invece che blu e l’orientamento della figura di Gesù: qui il Cristo  è orientato verso est, in quello neoniano a ovest. Il mosaico centrale è quasi certamente di età teodoriciana, mentre gli apostoli risultano quasi del tutto rifatti a metà del VI secolo.

Sant’Apollinare nuovo

La basilica a tre navate con colonne e capitelli d’importazione costantinopolitana era probabilmente la chiesa palatina, fatta costruire da Teodorico vicino alla residenza imperiale. La celebre decorazione della navata a mosaico è suddivisa in tre fasce. In alto si sviluppa il più antico ciclo monumentale  tratto dai Vangeli pervenuto, con episodi della vita di Cristo: la scelta dei soggetti sottolinea la natura umana di Cristo, che era l’unica riconosciuta dagli Ariani.

Nella zona intermedia, intervallate dalle finestre, compaiono figure di figure di profeti o santi mentre in basso appaiono  le rappresentazioni del Porto di Classe e del Palazzo di Teodorico, di fase teodoriciana, che mostrano una prospettiva non naturalistica. Il porto infatti è rappresentato a volo d’uccello e anche nel palazzo vi è la volontà di mostrare chiaramente le varie parti dell’edificio, tanto che i tre lati del portico sono presentati sullo stesso piano. Tra le colonne dell’atrio dovevano apparire figure che probabilmente rappresentavano Teodorico e personaggi della corte, sostituite in seguito da tende: rimangono infatti alcune tracce delle loro mani.  Anche il resto dei mosaici che decoravano la navata furono sostituiti: i mosaici che ritraevano i rappresentanti della corte furono poi modificati dal 561 d.C., per volere di Giustiniano e trasformati nei sublimi cortei dei Martiri e delle Vergini al tempo del vescovo Agnello. L’arianesimo, che negava la natura divina di Cristo, era vista dagli ortodossi come un’eresia e Giustiniano volle cancellarne la memoria.

Il cosiddetto Palazzo di Teodorico

A pochi passi da S. Apollinare nuovo si trovano i resti di un edificio che la tradizione vuole sia il palazzo di Teodorico. Alcuni studiosi lo hanno interpretato come quello che rimane del corpo di guardia del palazzo degli Esarchi, costruito a somiglianza del palazzo imperiale di  Costantinopoli, per altri era il nartece della chiesa di San Salvatore ad Calchi, distrutta agli inizi del XVI° secolo, che trasse la sua denominazione da “Chalke” la porta d’accesso del palazzo imperiale costantinopolitano. In origine qui ci sarebbe stata una villa suburbana, trasformata da Onorio in palazzo imperiale e successivamente ampliato e abbellito da Teodorico. Come già scritto, l’edificio appare nel mosaico della vicina S. Apollinare, dove, dietro la facciata del palazzo si intravedono, cinti da mura, alcuni edifici a pianta circolare e a pianta basilicale.

La Cappella di Sant’Andrea

Posta all’interno del Palazzo dell’Arcivescovado, che ospita il Museo Arcivescovile, la Cappella di Sant’Andrea è l’unico monumento ortodosso di epoca teodoriciana ancora esistente in città, che aveva funzione di oratorio privato  dei vescovi cattolici. È probabile che la cappella, voluta probabilmente dal vescovo Pietro II, fosse inizialmente dedicata a Cristo: è costituita da un vano a croce greca preceduto da un vestibolo rettangolare. I soffitti di entrambi gli ambienti sono rivestiti da mosaici: molto particolare è la rappresentazione del Cristo in veste di guerriero con la croce sulla spalla. Un consiglio: nel museo non perdetevi la celebre Cattedra in avorio di Massimiano, un capolavoro dei arte bizantina!

Per tutte le info => visitravenna.it

Un grazie di cuore va alla nostra bravissima guida Silvia, che ci ha guidato alla scoperta dei luoghi teodoriciani con il suo grandissimo entusiasmo.