La Palazzina di Caccia di Stupinigi, vicino Torino, fa parte del circuito delle Residenze volute dai Savoia in Piemonte, che nel 1997 sono state proclamate Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Queste fastose dimore ducali costruite intorno a Torino crearono la cosiddetta Corona di delizie, mostrando con la loro bellezza e ricchezza il ruolo e l’importanza di casa Savoia. Insieme a Villa della Regina, è stata la prima residenza sabauda che ho visitato, con il progetto di vederle pian piano tutte.

La storia della Palazzina di Caccia di Stupinigi
Emanuele Filiberto di Savoia (1528/80) donò il territorio di Stupinigi all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (l’attuale Ordine Mauriziano), un ordine cavalleresco di Casa Savoia.
Nel 1729 Vittorio Amedeo II, Generale Gran Maestro dell’Ordine, incaricò l’Architetto Regio Filippo Juvarra di costruire nei possedimenti di Stupinigi un padiglione destinato alla caccia e allo svago dei Savoia.
Il primo impianto, progettato tra il 1729 e il 1735 prevedeva un padiglione centrale unito alle scuderie da portici: successivamente Carlo Emanuele III fece realizzare i due appartamenti per i figli del re, i duchi di Chiablese e di Savoia. Formalmente la palazzina di caccia fu inaugurata in occasione della festa di Sant’Uberto nel 1731 e da allora vi si tennero numerose battute di caccia. Tuttavia, la fabbrica fu terminata (nella sua fase juvarriana) solo con i lavori del triennio 1735-37. Nel 1790 la palazzina fu nuovamente ampliata con le grandi Scuderie.
Quando era usata come residenza per la caccia, c’erano pochi arredi fissi, ma a metà Settecento Carlo Emanuele III ordinò la trasformazione del casino in una vera e propria reggia, facendo creare da celebri ebanisti nuovi mobili in stile rococò. Durante l’occupazione francese di inizio Ottocento, la palazzina fu spogliata completamente, gli arredi vennero spostati in altre residenze, venduti o dati a generali napoleonici fino a che Napoleone la scelse come palazzo imperiale facendola completamente ristrutturare e ammobiliare.
I territori reali di caccia erano gestiti dal Grand Veneur, attività che veniva riccamente finanziata. La caccia al cervo seguiva un rituale molto complesso e durava ore con un’organizzazione che impiegava circa 200 persone. La stagione venatoria iniziava a settembre fino a marzo e culminava nella grande Caccia di Sant’Uberto del 3 novembre. Finita l’epoca della caccia, Stupingi ospitò una sorta di zoo di animali esotici, tra i quali il famoso elefante Fritz.
Rimasta residenza reale fino all’epoca della Regina Margherita, passò allo Stato italiano nel 1919 per poi tornare di proprietà dell’Ordine Mauriziano nel 1925.

La visita della Palazzina di Caccia di Stupinigi
Come detto, la costruzione fu avviata nel 1729 su progetto di Filippo Juvarra (1678–1736), primo architetto di corte, che però la non la vide mai ultimata.
Juvarra ideò un impianto dove dal grande salone centrale a pianta ovale partono quattro bracci che formano una croce di Sant’Andrea: nei bracci sono situati gli appartamenti reali e quelli per gli ospiti. Il cuore della costruzione è il meraviglioso salone ovale a doppia altezza dotato di balconate ad andamento “concavo-convesso”. Juvarra curò inoltre tutti i dettagli, anche gli arredi e le decorazioni collaborando attivamanente con pittori, scultori, stuccatori. Il complesso comprende ben 137 camere e 17 gallerie.
La distribuzione degli ambienti dimostra l’importanza di chi vi risiedeva: la famiglia reale abitava nelle stanze intorno al salone centrale, i duchi negli appartamenti laterali, al piano superiore risiedevano cortigiani e funzionari, la servitù era relegata all’ultimo piano mentre le cucine erano nei sotterranei sotto il salone centrale, suddivise in cucina, sommelieria e pasticceria e ghiacciaie dove veniva conservata la cacciagione.
Antiche scuderie di epoca juvarriana
Il territorio circostante la palazzina era ricco di boschi e di animali, perfetta per la caccia al cervo, animale che divenne emblema del luogo, come dimostra la scultura di bronzo che si trovava sul tetto della palazzina. Negli anni ’90, durante i lavori di restauro della cupola, il cervo è stato sostituito da una copia e l’originale è stato esposta in questa sala. Alle pareti sono stati collocati medaglioni che raffigurano antichi conti sabaudi, ritrovati nei sotterranei, che venivano utilizzati come scenografie per le feste di corte.
Quando aumentarono i soggiorni e gli ospiti presenti a Stupinigi, le scuderie furono spostate e fu creata la biblioteca e l’anti-biblioteca. Sono ospitate in un’unica sala, suddivisa da una boiserie laccata in oro, azzurro e avorio. Gli armadi provengono da Palazzo Reale: era infatti uso comune per i Savoia spostare i mobili da una residenza all’altra, a seconda delle esigenze.

Tra l’altro, la Palazzina di Stupinigi non venne mai abitata in maniera stabile, ma occupata solo in occasione di caccia ed eventi mondani.
Appartamento del duca del Chiablese o”Appartamento di Levante”
Verso la metà del ‘700 si sentì il bisogno di ampliare la palazzina e vennero costruiti due appartamenti simmetrici. L’Appartamento di Levante è composto da sale e salette sontuosamente decorate e per questo fu scelto come appartamento di rappresentanza: qui soggiornarono Napoleone e sua sorella Paolina e la regina Margherita di Savoia. L’Appartamento di Ponente per il Duca di Savoia fu progettato da Benedetto Alfieri, l’architetto che successe a Juvarra e fu influenzato dalle indicazioni del predecessore e dai suoi schizzi preparatori.
La Sala da gioco
È uno degli ambienti più ampi ed eleganti della palazzina. Usata inizialmente come sala per la musica, fu poi adibita a sala per lo svago e il gioco ed era allestita di volta in volta a seconda della festa o dell’occasione. Alle pareti presenta una bellissima decorazione alla cinese. Tra i pezzi d’arredo più notevoli c’è un tavolino da gioco a 5 gambe in stile Luigi XV con intarsi a losanghe.

La Sala da pranzo
Nel progetto originale di Juvarra, doveva essere la camera da letto di Benedetto Maria Maurizio di Savoia, ma nel tempo ha cambiato varie destinazioni d’uso, venendo utilizzato camera da letto o salotto a seconda delle esigenze della corte.
Il Salottino degli specchi
Questo ambiente prende il nome dal soffitto rivestito da specchi incastonati tra stucchi in finta porcellana mentre le pareti sono rivestite di rarissima tappezzeria di seta dipinta a mano Chiné à la branche. Giovanni Pietro Pozzo progettò la decorazione per far si che i raggi del sole venissero riflessi secondo determinate direzioni.
Il guusto per la cineseria continua nei Gabinetti cinesi, due piccoli ambienti rivestiti di carta dipinta a mano a tempera con scene di vita e costumi dell’antica Cina. L’arredo della seconda metà del ‘700 incarna il gusto per lo stile orientale diffuso in tutte le corti europee.

La Sala delle prospettive
La sala prende il nome dalle vedute architettoniche di Giovanni Battista Alberoni dipinte a monocromo tra il 1751 e il 1753.

La Camera da letto
Presenta ancora la tappezzeria originale in seta e velluto e ricchi stucchi. Il letto con baldacchino imperiale fu posizionato in modo tale che da lì fosse possibile vedere il Monviso, monte da cui nasce il Po. Alcuni mobili sono opera di Pietro Piffetti, il più celebre ebanista dell’epoca.

L’Anticamera
Gli arredi e le decorazioni sono di gusto rococò, stile che si affermò in Francia all’inizio del ‘700. Alle pareti sono esposti i cartoni preparatori per gli arazzi che venivano lavorati nell’arazzeria torinese di Casa Savoia. All’epoca gli arazzi erano molto usati perché era facilmente trasportabili e utilizzabili come decorazione per le pareti, ma anche per mantenere caldi gli ambienti
La Galleria di Levante
Unisce gli Appartamenti di Levante e quello del Re, nella parte più antica di Stupinigi. In origine era un porticato aperto, dove potevano passare le carrozze che portavano i nobili residenti ai loro appartamenti.
Gli Appartamenti reali
L’Appartamento del re ad est del grande salone e quello della Regina sul lato opposto erano composti da un’anticamera, dalla camera da letto e da vari salottini. L’Appartamento della Regina venne realizzato negli anni trenta del Settecento per Polissena d’Assia-Rheinfels-Rotenburg, moglie di Carlo Emanuele III di Savoia. Sul soffitto il bellissimo affresco di Charles-André Van Loo raffigura il Riposo di Diana e Atteone.

Il Salone centrale
Questo festoso ambiente fu concepito all’incrocio dei 6 tracciati di caccia che una volta correvano lungo i boschi circostanti, compreso il grande viale di 10 km che arrivava al Palazzo reale di Torino. Si tratta di un ampio salone di forma ovale a doppia altezza, utilizzato per banchetti e feste, ma anche per incontri politici. Sulla balconata si posizionava l’orchestra. I pochi arredi fissi e i decori, come le appliques a forma di testa di cervo, furono progettati da Juvarra stesso. Il grande affresco sulla volta raffigura il Trionfo di Diana, la dea della caccia che appare nella raffigurazione tra le nubi.

L’enorme lampadario in cristallo di Boemia al centro della sala fu installato per il matrimonio tra Maria Teresa di Savoia e Carlo Filippo d’Artois, fratello del re di Francia.

Il Cortile d’onore
Il cortile è dominato dalla cupola in rame dorato che copre il salone centrale, sormontata dalla statua del cervo, simbolo di Stupinigi, in rame e bronzo dorato realizzata da Francesco Ladatte.

Negli anni ’90 venne realizzato il restauro della macchina lignea che sosteneva la cupola rivestita di rame e in quella occasione la statua del cervo è stato sostituita da una copia in bronzo. Dal 2010 è iniziata la sistemazione dei giardini con il recupero dei tracciati storici del parterre del cortile d’onore di metà ‘800. Intorno alla palazzina inoltre si estende il vasto parco, una volta terreno adibito alla caccia, ora divenuto un’area naturale protetta della Regione Piemonte che può essere visitato a piedi, in bicicletta e a cavallo lungo le antiche rotte di caccia, attraversando gli ampi boschi e i terreni agricoli. Nel parco si trovano il complesso medievale di Castelvecchio e il Castello di Parpaglia, di origine presumibilmente trecentesca.
Per tutte le info => www.ordinemauriziano.it





Articolo davvero interessante e coinvolgente. Da torinese, conosco Stupinigi soprattutto come luogo simbolo del territorio, ma grazie a questo racconto ho scoperto molti dettagli storici e artistici che ignoravo. Complimenti per la completezza e la chiarezza dell’esposizione.
Grazie!
Sei venuta dalle nostre parti: in Piemonte di residenza sabaude ce ne sono parecchie. Vederle tutte pian piano è un’ottima idea, anche per farsi un quadro storico completo
Per me è sempre un piacere tornare a Torino
Anch’io ho l’ambizione di girarmi tutte le regge sabaude ma pare che ci sia una maledizione tra me e il Piemonte: non appena prenoto mi ammalo!
E’ già successo due volte e così adesso sono restia a riprenotare per la terza volta però il tuo articolo mi ha fatto venire una voglia che non ti dico.
Quasi quasi tento la pazzia e cerco di farne qualcuna in giornata, così frego la maledizione!?
Prova ad andare senza prenotare!
L’anno scorso ho partecipato a una gara di running che si concludeva proprio alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, e nel pacco gara c’erano anche i biglietti per l’accesso. Ma purtroppo, una volta arrivati alla fine della gara, abbiamo scoperto che quel giorno non sarebbe stato possibile accedervi. Ci siamo dovuti accontentare di ammirarla dall’esterno, ma ovviamente non è la stessa cosa. Non sarà difficile rimediare, visto che è a poco meno di un’ora da casa!
Che peccato aver perso l’occasione di risparmiare!
Sai che tutto questo sfarzo di regge e palazzine non mi affascina? Vedo che sono meravigliose, a Torino e provincia ne abbiamo a bizzeffe, ma proprio non mi arriva al cuore. Mi sembra sfarzo fine a se stesso. Quindi ormai ho deciso che la prossima volta che verrai a Torino ci andremo insieme così proverai a convincermi di quanto valga la pena visitarle in ogni stagione e occasione, d’accordo?
Lo sai che a Torino vengo sempre volentieri!