Mi riallaccio all’articolo precedente in cui ho parlato di Derry e delle vicende storiche che hanno visto protagonista questa città per parlare più approfonditamente di questo museo e del travagliato periodo dei Troubles che infiammò l’Ulster negli anni ’70 del 900.

Il Museo di Free Derry

Il Museo di Free Derry è stato fondato nel 2007 dal Bloody Sunday Trust per raccontare la storia di quel tragico periodo storico della città conosciuto come Free Derry. Situato nel quartiere di Bogside, dove si svolsero molte delle lotte della comunità operaia cattolica per maggiori diritti civili, compreso il tristemente famoso Bloody Sunday, vuol onorare tutti coloro che hanno lottato e chiunque continuerà a farlo in ogni parte del mondo per la libertà e la giustizia sociale.

 La facciata dell’edificio è un’opera in acciaio dell’artista locale Locky Morris, un pannello che reca inciso il suono della prima strofa di “We shall overcome“, che fu un pò l’inno delle proteste, registrata durante la marcia della Domenica di Sangue.

Visitare questo museo e i grandi murali che si possono ammirare a Bogside è stato molto toccante: insieme a EPIC, il museo dell’emigrazione di Dublino, mi ha fatto conoscere il durissimo passato dell’Irlanda, che, in parte, ancora trova un’eco nel presente e spiega i problemi che tutt’ora  affliggono questa splendida isola.

La storia di Free Derry

Ovviamente non sono titolata per fare un racconto storico dettagliato di quello che successe tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso a Derry, ma spero di riuscire almeno a spiegarlo in grandi linee.

Il quartiere di Bogside

L’area di Bogside in origine era coperta dalle acque che straripavano dal fiume Foyle, acque che successivamente formarono una zona paludosa da cui derivò il nome Bogside. La storia del quartiere è stata caratterizzata dai difficili rapporti tra due comunità: quella della potente casta protestante legata alla monarchia britannica all’interno delle mura, e quella povera ed oppressa al di fuori. Fin dall’inizio le relazioni con la città dentro le mura fu problematica: per esempio durante l’assedio del 1688, molte forze attaccanti erano accampate proprio qui.

L’afflusso di immigranti in città, peggiorato dalla grande fame degli anni ’40 dell’800, creò una maggioranza cattolica in Derry, che però non poteva vivere nel centro e si raccolse a Bogside. Nel 19° secolo il quartiere era sovraffollato e a maggioranza cattolica. 

Nel 1895, grazie al Londonderry Improvement Bill, i cattolici ottennero il diritto di eleggere 16 dei 40 membri della Corporazione che governava la città. Quando il Government of Ireland Act, che prevedeva la creazione di due governi autonomi, uno per l’Irlanda del Nord e uno per l’Irlanda del Sud portando alla divisione dell’isola, passò nel 1920, i nazionalisti di Derry si sentirono abbandonati. Dopo la separazione, i cattolici furono visti come una minaccia alle posizioni di potere dei protestanti e di fatto esclusi da posizioni governative e nessun atto di opposizione fu permesso.

I cattolici erano discriminati da ogni punto di vista, incluso quello elettorale dal momento che la legge concedeva il diritto di voto solo ai proprietari di casa, in maggioranza protestanti. A Bogaside, all’epoca l’area a più alta densità di popolazione d’Europa, il sovraffollamento e le condizioni abitative erano disperate.

La lotta per i diritti civili

A partire dalla metà del ‘900 in varie parti del mondo (USA, Sud Africa, ecc) si iniziò a lottare per i diritti civili e a Derry piccoli gruppi cominciano a chiedere un cambio di politica riguardo al sovraffollamento nelle case e al problema del lavoro. Nonostante le promesse di qualche politico, nulla cambiò e così nacque la NICRA ( Norhern Ireland Civil Right Association).

Il movimento per i diritti civili in Irlanda affonda le sue radici a Derry: nel 1968 gli attacchi ai quartieri dei cattolici e le bombe nei loro locali erano diventati continui e quando la polizia attaccò una dimostrazione pacifica il 5 ottobre 1968 in Duke Street, il problema salì all’attenzione mondiale. Proprio qui fu dichiarata la prima No go area nel gennaio seguente quando la celebre scritta You are now entering Free Derry comparve su un muro di Bogside, ispirata dai sit-in di protesta all’Università di Berkely. Sorsero le prime barricate e la polizia fu respinta. Il 19 aprile la prima vittima del conflitto, malmenata a morte dalla polizia nella sua casa, spinse Bogside al limite: nello stesso giorno vennero sparati i primi colpi di pistola.

La Battaglia di Bogside

Il 12 agosto 1969, quando una parata di Apprentice Boys, un gruppo protestante, stava passando per Bogside, i manifestanti iniziarono a lanciare monetine, un gesto sprezzante inteso a deridere la povertà cattolica. I residenti del Bogside reagirono e in breve tempo iniziarono gli scontri. La polizia seguì gli attaccanti dentro Bogside dove erano state preparate le difese. Per 3 giorni la comunità resistette agli attacchi della polizia, che venne poi sostituita dall’esercito inglese. Le proteste si estero anche a Belfast, Newry e altre città, finendo spesso in violenza: a Belfast 7 persone furono uccise e varie strade dove vivevano i cattolici furono messe a ferro e fuoco dalla polizia.

L’arrivo delle truppe inglesi a Derry il 14 agosto fu visto come una vittoria sulla polizia locale e una protezione dagli unionisti e festeggiata con musica e tè offerto ai primi soldati arrivati, ma dopo pochi giorni l’esercito iniziò a fare irruzione nelle case dei cattolici: per molti questo significò che i soldati erano il braccio armato degli unionisti.

Tra il luglio 1969 e il luglio 1972 53 persone furono uccise nel quartiere di Bogside, uccisi sia dall’esercito sia dai repubblicani irlandesi.

Il Bloody Sunday

Nell’agosto 1971 fu approvato l’Internment, ossia la reclusione senza processo, e questa misura riaccese le proteste e diede inizio ad una campagna di disubbidienza civile e di scioperi. Proprio contro la misura degli arresti senza processo e il divieto di manifestazione per tutto l’anno deciso dal governo, il 30 gennaio 1972 fu convocata una manifestazione a Derry.

L’immagine più celebre di questa giornata è una fotografia che ritrae Edward Daly, un prete divenuto in seguito vescovo di Derry, che sventola un fazzoletto bianco insanguinato cercando di portare al riparo il diciassettenne Jackie Duddy, al quale darà l’estrema unzione poco dopo.

Questa immagine così drammatica è stata riprodotta in uno dei murales di Derry, così come il fazzoletto bianco, simbolo di quella giornata.

Circa 15000 persone parteciparono alla manifestazione, autorizzata solo all’interno dei quartieri di Free Derry, con tutte le vie d’accesso al centro bloccate dall’esercito. L’ordine era quello di usare proiettili di gomma ed idranti solo a fronte dei tentativi di sfondare i varchi, senza inseguire i manifestanti, ordine che non venne eseguito. Ai primi lanci di pietre, i parà iniziano a sparare e nel giro di pochi minuti avvenne il massacro: 13 persone, tra cui ragazzi di 17 anni giacquero morti sulla strada, un uomo morirà successivamente per le ferite, 17 furono i feriti, colpiti dai militari del British Army’s Parachute Regiment che spararono alle spalle di chi stava scappando e a persone già cadute a terra.

In seguito l’esercito britannico sostenne che le vittime erano armate di fucili e bombe, anche se nessun soldato o veicolo venne colpito ed è praticamente certo che delle bombe a chiodi furono messe addosso al corpo di Gerald Donaghey per giustificare l’attacco ai dimostranti. Questa fu la versione che il Governo sostenne per oltre 30 anni, versione che non fece altro che inasprire l’ostilità verso l’esercito occupante.

Operazione Motorman

Il 31 luglio 1972, l’esercito inglese iniziò l’Operazione Motorman, per schiacciare Free Derry e altre zone No go in Irlanda del Nord, con l’invio di 21000 soldati forniti di carri armati e bulldozers. L’IRA, ossia Irish Republican Army (Esercito Repubblicano Irlandese) era stata avvisata che avrebbe fronteggiato una forza sovrastante e non oppose resistenza: l’esercito stabilì campi intorno al quartiere e nei successivi 22 anni Derry fu una delle aree più militarizzate dell’Europa occidentale.

L’Accordo di pace del Venerdì Santo

Il 10 aprile 1998 a Belfast venne firmato il cosiddetto Accordo del Venerdì Santo, stipulato da tutti i principali partiti irlandesi con il governo britannico che sanciva lo status dell’Ulster nel Regno Unito e le sue relazioni con quest’ultimo, oltre ai rapporti tra la Repubblica Irlandese e l’Ulster.

L’inchiesta Saville

Finalmente, il 15 giugno 2010, una seconda inchiesta sugli eventi, dopo che la prima aveva affermato che l’esercito aveva sparato verso dimostranti armati, stabilì che tutte le vittime del Bloody Sunday erano disarmate e quindi innocenti e ogni responsabilità fu addossata ad un ufficiale e a qualche soldato, senza colpire i vertici militari. L’allora primo ministro David Cameron, nel presentare i risultati dell’inchiesta, sostenne che quanto era successo non fu “giustificato e giustificabile”.

Tutti i feriti hanno ricevuto un risarcimento per i traumi subiti. A tutt’oggi purtroppo questa rimane una delle zone più povere economicamente e socialmente dell’Irlanda del Nord.

Per tutte le info => museumoffreederry.org/

Su Youtube è possibile vedere il film Bloody Sunday del 2002, che ha vinto l’Orso d’oro al Festival del Cinema di Berlino.