Ho approfittato di una calda e soleggiata domenica d’autunno per fare la turista nella mia città e sono tornata, dopo molto tempo, sul quel lato del colle Celio che costeggia il Palatino, trovando il Parco Archeologico molto migliorato da quando venivo qui durante gli anni universitari. L’apertura del Museo della Forma Urbis aggiunge valore al complesso.

Interno Museo Forma Urbis

Ph. Zeno Colantoni ©Sovrintendenza Capitolina Beni Culturali

La Forma Urbis

Se noi romani sappiamo bene c’è la Forma Urbis, per chi non conosce la città serve una breve spiegazione della storia ed importanza di questo incredibile reperto. È una pianta di Roma, incisa su 150 lastre di marmo, che era affissa sulla parete di un’aula del Foro della Pace, poi inglobata nella Chiesa di SS. Cosma e Damiano. Grande 18 metri per 13, si basava sul rilievo catastale della città ed era orientata con il sud-est in alto. Rappresentava circa 13.550 mq della superficie della città e riproduceva tutti gli edifici .

Fu realizzata tra il 203 d.C, quando fu costruito il Septizonio che compare sulla mappa e il 211, anno della morte di Settimio Severo. La pianta venne incisa quando le lastre erano già state montate sulla parete: lo si capisce del fatto che gli scalpellini smussarono i lati delle lastre di diverso spessore per farle combaciare.

Lastra della Forma Urbis

La posizione di una pianta così grande sulla parete del Foro della Pace pone un problema: collocata infatti sopra un rivestimento di marmi colorati di 4 metri, doveva essere praticamente impossibile capirne i dettagli e leggere le iscrizioni, anche se probabilmente i monumenti maggiori venivano segnalati da colori. Qual era quindi la sua funzione? Principalmente mostrare a chi la osservava la grandezza di Roma e celebrare il suo potere.

Ad oggi rimangono oltre 1000 parti, che rappresentano circa un decimo del totale, molte delle quali ancora da capire dove vanno posizionate. Nonostante l’accuratezza del lavoro, qualche errore è stato compiuto, come gli orientamenti di alcuni monumenti.

ricostruzione della posizione della Forma Urbis

Ipotesa di collocazione della Forma Urbis tratta da “L’Atlante dell’Antica Roma”

Il ritrovamento della Forma Urbis

Ritrovata nel 1562 dal Cardinale Farnese, i marmi rimasero a Palazzo Farnese fino al 1741: purtroppo molte parti furono utilizzate per realizzare il giardino del palazzo che affacciava sul Tevere.

In un codice conservato nella Biblioteca Vaticana (Codice Vaticano Latino 3439 o Codex Ursinianus dal nome di Fulvio Orsini, uno dei possessori) ci sono disegni che hanno aiutato ad integrare le parti perdute di molte lastre. Altri sei disegni appaiono nel Codice Barberiniano Latino 4423.

Grazie alla pubblicazione dei disegni di Giovan Pietro Bellori nel 1673, i marmi ritrovarono nuova fama e furono infine acquisiti dal Museo Capitolino, dove vennero esposti per la prima volta nel 1742.

La ricostruzione della Forma Urbis

A partire dall’800 furono molti gli studiosi, da Luigi Canina e Rodolfo Lanciani, che provarono a ricostruire la pianta, basandosi soprattutto sulle impronte lasciate dalle lastre sulla parete. Nel 1948 Lucos Cozza ne eseguì un dettagliato rilievo in scala 1:20 che mostra la posizione dei fori dove erano inserite le grappe metalliche che sostenevano i marmi, mostrando che vi erano 11 file di lastre: il suo lavoro è tutt’ora la base di partenza per ogni nuova ipotesi. La prova dell’esattezza del rilievo avvenne riposizionando alcune lastre sulla parete: quella che indicava la via Portuense coincise perfettamente!

Come in un puzzle, ogni dettaglio può essere importante per capire dove inserire un tassello: le venature del marmo, il retro delle lastra liscio o grezzo e il loro spessore, la presenza dei fori per le grappe, le incisioni  e le iscrizioni presenti.

A distanza di un secolo dall’ultima sistemazione degli originali nel Giardino del Palazzo dei Conservatori, tra il 1903 e il 1924 e di una esposizione parziale nell’Antiquarium del Celio nel 1929, i marmi hanno finalmente trovato una sede perfetta all’interno dell’Ex Palestra della Gioventù Italiana del Littorio.

La bellissima sistemazione museale sovrappone i frammenti alla celebre Pianta Grande di Giovanni Battista Nolli del 1748, in un interessante dialogo tra le due più importanti mappe di Roma mai eseguite. Le linee rosse che segnano il pavimento trasparente indicano la posizione originale delle lastre mentre alle pareti, pannelli in italiano ed inglese danno accurate spiegazioni ai visitatori.

Il museo è inserito all’interno del Parco Archeologico del Celio, dove sono esposti all’aperto numerosi marmi e dove si può fare una piacevole sosta nella bella caffetteria, dalla quale si gode un panorama unico. A poca distanza vale visitare un altro tesoro nascosto di Roma, le Case romane del Celio. Insomma, un luogo perfetto dove trascorrere qualche ora alla scoperta delle bellezze di Roma!