Durante un soggiorno a Grosseto, non deve assolutamente mancare una visita all’area archeologica di Roselle, situata in un ambiente naturale spettacolare a pochi km di distanza dalla città e facilmente raggiungibile anche in bicicletta.

La storia della città di Roselle

Roselle è sorta su un’altura ellittica composta da due colline divise da una valletta. Anche se sono state ritrovate tracce di presenza umana in epoca preistorica, la città fu costruita dagli Etruschi nel VII sec. a.C., epoca alla quale risalgono i primi muri di terrazzamento intorno ai due rilievi. Nel VI sec. a.C. i colli sono ormai urbanizzati, come testimoniano la casa dell’impluvium sulla collina settentrionale, gli edifici pubblici su quella meridionale e le imponenti mura. La posizione della città sul versante sud dello scomparso lago Prile, nella valle del fiume Ombrone, (lago sul quale si affacciava anche Vetulonia), era ottima: permetteva infatti facili contatti e commerci con la  vicina costa e con l’interno dell’Etruria.

I Romani, guidati dal console Lucio Postumio Megello, conquistarono la città nel 294 a.C. e i suoi abitanti divennero cittadini romani. In epoca augustea, Roselle conobbe un notevole sviluppo, con l’edificazione del Foro e di edifici pubblici e privati. Nel V sec. d.C. divenne sede vescovile e nel 862 entrò in possesso della famiglia Aldobrandeschi, signori di Grosseto.

La decadenza iniziò nel Medioevo e il trasferimento a Grosseto della sede vescovile nel 1138 decretò il definitivo abbandono della città.

La visita dell’area archeologica di Roselle

Il decumano massimo (I sec. d.C.). Rappresenta uno degli assi viari principali della città, con direzione Est-Ovest. Iniziava da una delle porte cittadine e raggiungeva il foro: lungo il suo percorso si aprivano alcuni  edifici, come si deduce dalle soglie degli ingressi e dai resti di vasche e fontane ritrovati.

Il foro (I sec. a.C.). Era la piazza principale di ogni città romana, il suo centro politico, religioso e commerciale.  Sul lato orientale il cardo massimo terminava all’incrocio con il decumano massimo. Attorno alla piazza si affacciavano edifici pubblici, come la Basilica, la sede dei Flamines Augustales e templi in onore delle divinità e degli imperatori e la Basilica dei Bassi. Questa area era il centro della vita pubblica e religiosa anche in età etrusca come dimostrano gli edifici sottostanti il lastricato.

Gli edifici etruschi nell’area del foro (VII-VI sec. a.C.). Sotto il pavimento del foro, realizzato in età romana, si distinguono le costruzioni etrusche più antiche: il cosiddetto “edificio con recinto” costituito da un unico vano con due recinti in mattoni di argilla cruda – forse un luogo di culto – e la costruzione, denominata “edificio a due vani”, con due stanze rettangolari, anch’essa adibita a funzione pubblica.

La Basilica dei Bassi. Si trova sul lato settentrionale del foro e si presume che abbia avuto in un primo tempo una destinazione pubblica, forse collegata al culto imperiale. In seguito (forse nel  II-III sec. d.C.) probabilmente fu riutilizzata da una potente famiglia locale come ambiente di rappresentanza, forse potrebbe anche essere stata la sede della senato locale. L’abside e le nicchie erano rivestite in marmo come anche il pavimento e contenevano un ciclo statuario rappresentante i personaggi della famiglia Basso, identificati mediante iscrizione. Nello spazio antistante è visibile un tempio etrusco di cui oggi rimangono resti del podio. Le statue sono copie di sculture esposte al Museo archeologico.

Il cardo massimo (I sec. a.C.). Il lato orientale del Foro era delimitato da una strada basolata, il cardo maximus, che costituiva uno degli assi viari principali della città, quello con direzione Nord-Sud. Sul suo tracciato sono evidenti i solchi dovuti all’azione delle ruote dei carri.

La Basilica (I sec. a.C.). Rappresentava uno dei fulcri della vita pubblica di età romana. Di forma rettangolare, aveva un colonnato interno di cui oggi si conserva soltanto il basamento di una colonna. Un basamento sopraelevato accoglieva i magistrati per l’amministrazione della giustizia.

Il Tempietto dei Flamines Augustales (I sec. d.C.).  Sul lato sud del foro, vicino alla Domus dei mosaici si trova la sede dei Flamines Augustales, i sacerdoti addetti al culto imperiale che ospitava le statue della famiglia imperiale Giulio Claudia. Al suo fianco si trova il podio di un piccolo tempio dedicato al divo Augusto.

La Domus dei Mosaici. Collocata a sud del foro ed iniziata in epoca tardo repubblicana, fu ampliata e abbellita in età liberiana (I sec. d.C.).

Nella parte meridionale erano situate le terme mentre ad ovest si affacciava sulla vallata un cortile colonnato (peristilio) con grande piscina. Gli ambienti erano arricchiti da pavimenti a mosaico e in marmi policromi.

La piscina

La cisterna (età imperiale romana). Utilizzata per la raccolta dell’acqua, era rivestita da malta idraulica per impermeabilizzare le pareti.

L’anfiteatro  (I sec. d.C.). Dalla caratteristica forma ellittica, era dotato di quattro accessi, due scoperti e due coperti. Grazie all’acustica particolare (al suo interno si sente l’eco) è ancora utilizzato per spettacoli teatrali. Durante l’età altomedievale l’edificio divenne un recinto fortificato, realizzato utilizzando materiali di spoglio degli edifici romani in rovina: un castrum tardoantico o altomedievale creato a difesa dei territori bizantini per contrastare l’avanzata dei Longobardi.

La casa dell’impluvium (VI sec. a.C.). Quest’area era già occupata nella metà del VII sec. a.C., come dimostrano i resti trovati in una fossa di scarico. L’edificio etrusco di forma quadrangolare,  con muri in pietra e tetto di tegole risale alla fine VII-inizio VI sec a.C. e aveva al centro  una corte porticata con vasca per la raccolta dell’acqua piovana. A metà VI sec. a.C. l’area venne occupata da un’abitazione più ampia distrutta da un incendio.

Le mura ciclopiche sono probabilmente la cosa più impressionante dell’area archeologica: di costruzione etrusca (metà VI sec. a.C.), hanno una lunghezza di più di 3 km e un’altezza di circa 7 mt e sono formate da due pareti di blocchi uniti a secco riempite di terra mescolata a scaglie di pietra.. Venne utilizzata pietra locale, estratta dalla roccia immediatamente sopra la parte in costruzione. Gli scavi hanno scoperto 4 porte, ma probabilmente erano di più.

Per completare la conoscenza dell’area archeologica, il consiglio è di visitare il MAAM , il Museo archeologico e d’arte della Maremma, che ospita un’ampia sezione dedicata a Roselle (tra l’altro, visitando entrambi i siti il biglietto è scontato!). In estate sono previste visite guidate del parco archeologico, un motivo in più per visitarlo insieme a Grosseto, che quest’anno ha vinto il titolo di European Green Pioneer of  Smart Tourism, per le politiche intraprese a favore del turismo sostenibile!