L’ho scritto più volte: le Giornate FAI di Primavera sono sempre una garanzia e per me, volontaria di lungo corso, è un piacere dare il mio contributo scoprendo ogni volta qualche nuovo tesoro della mia città. Quest’anno ho avuto la possibilità di visitare il famoso Palazzo della Cancelleria, situato in pieno centro storico accanto a Campo dei Fiori.

Questo palazzo è la storica sede della Cancelleria Apostolica, responsabile della redazione e spedizione delle bolle e dei documenti pontifici, abolita nel 1973 da Papa Paolo VI. Al Cancelliere spettava il titolo cardinalizio di San Lorenzo in Damaso. Oggi ospita i tribunali della Santa Sede: la Penitenzieria Apostolica, il supremo tribunale della Chiesa cattolica, la Segnatura Apostolica, il tribunale di diritto canonico e la Sacra Rota, il tribunale ordinario. Il palazzo è una zona extraterritoriale della Santa Sede.

La storia del Palazzo della Cancelleria

Quando il Cardinale Raffaele Riario ottenne la concessione in perpetuo del titolo di San Lorenzo in Damaso prese  possesso dell’attiguo palazzo dove risiedevano i cardinali titolari della chiesa. Ben presto lo lasciò per far ricostruire la sua residenza e la chiesa di epoca paleocristiana, che venne incorporata nel nuovo edificio. La costruzione cominciò nel 1485. Nel 1495 la facciata era compiuta, come scritto nel fregio del primo ordine della facciata e i lavori furono terminati probabilmente sotto il pontificato di Giulio II nel 1517.

Edificato sulle rovine del Teatro di Pompeo è considerato uno dei capolavori dell’architettura di fine ‘400: il materiale per la costruzione venne preso dal Colosseo e dallo stesso Teatro di Pompeo. La tradizione attribuisce il progetto a Donato Bramante, ma probabilmente fu realizzato da A. Bregno da Montecavallo, che morì durante i lavori, e Giorgio Vasari, con interventi di  Baccio Pontelli, che aveva lavorato molto per Sisto IV e si ispirò al Palazzo Ducale di Urbino di Francesco di Giorgio Martini limitando l’azione di Bramante solamente al cortile.

La facciata principale è a tre piani, con il piano terra rivestito a bugne squadrate in travertino e una cornice che lo separa dal piano nobile. Nel piano nobile si aprono 14 finestre con architravi sormontate da un clipeo con la rosa dei Riario. In facciata si aprono due portali: sulla destra, quello della basilica di San Lorenzo in Damaso è del Vignola, quello a sinistra, con un arco d’ingresso ornato da due leoni e fiancheggiato da due colonne di granito, è di Domenico Fontana.

Facciata di palazzo della cancelleria

Quando il Cardinale Riario fu accusato di aver partecipato a una congiura ai danni del papa Leone X, il palazzo fu confiscato e divenne la nuova sede della Cancelleria Apostolica. 

Nel 1848, Pellegrino Rossi, Primo Ministro sotto  papa Pio IX, venne ucciso il 15 novembre del 1848 ai piedi dello scalone, omicidio che diede il via agli eventi che portarono alla proclamazione della Repubblica Romana il 9 febbraio 1849 in questo palazzo. Dopo l’unità d’Italia, il palazzo venne incamerato dallo Stato italiano e venne poi riconsegnato alla Santa Sede con i Patti Lateranensi del 1929.

Nel ‘900, durante i lavori di restauro, fu trovato un tratto del canale Euripo, che dallo stagno di Agrippa scorreva fino al Tevere e venne scoperto il sepolcro del console Aulo Irzio del 43 a.C, immerso nell’acqua di un laghetto che si formò a seguito dell’ostruzione del canale.

Il bellissimo cortile, attribuito a Donato Bramante, si sviluppa su tre ordini, i primi due ad arcate su 44 colonne di granito provenienti da S. Lorenzo in Damaso, il terzo con pilastri corinzi a campate di lesene.

Il Cardinale Raffaele Riario

Figlio di Violante Riario Della Rovere, sorella del cardinale Pietro e di Girolamo Riario e nipote di papa Sisto IV, Raffaele Riario, grazie alla protezione del pontefice e dello zio Girolamo, comandante generale dello Stato pontificio, fece carriera velocemente. Divenne infatti cardinale a soli 17 anni con il titolo di S. Giorgio al Velabro e poco dopo legato per l’Umbria.

Durante il  viaggio per raggiungere l’Umbria, sostò a Firenze dove venne coinvolto nella celebre congiura dei Pazzi, voluta dal papa nemico dei Medici. Riario stava celebrando la messa proprio quando avvenne l’uccisione di Giuliano e il ferimento di Lorenzo de’ Medici: venne arrestato, a differenza degli altri congiurati che vennero giustiziati. Fu liberato dopo qualche mese, grazie anche all’interdetto scagliato da Sisto IV su Firenze: gli studiosi non hanno accertato un suo reale coinvolgimento nella vicenda, che probabilmente non avvenne data la sua giovane età. Riario raggiunse i vertici della gerarchia pontificia quando ottenne la concessione in perpetuo del titolo di S. Lorenzo in Damaso nel 1483 e la carica di camerlengo. In occasione di vari conclavi il suo nome figurò costantemente tra quelli papabili. Nel 1517, durante il pontificato di Leone X Medici, fu coinvolto in una presunta congiura ai danni del papa: venne imprigionato in Castel S. Angelo e privato del titolo cardinalizio oltre che di numerosi benefici e il suo palazzo fu confiscato, divenendo la nuova sede della Cancelleria Apostolica. 

Riario compare alla destra di Sisto IV nel celebre affresco di Melozzo da  Forlì conservato nella Pinacoteca Vaticana.

La visita del Palazzo della Cancelleria

Salito il maestoso scalone che porta al piano nobile, sulla parete del cortile si possono vedere i calchi dei rilievi della Cancelleria, bassorilievi di epoca Flavia che rappresentano scene con magistrati, soldati e figure allegoriche: questi calchi sono considerati tra le riproduzioni più accurate prima delle integrazioni moderne.

Passando dal luminosa semplicità del cortile alla Sala Riaria si rimane sorpresi dalla ricchezza della decorazione di questo grande ambiente, il maggiore del palazzo, completamente affrescato e fatto restaurare da Clemente XI Albani (1700-1721). L’unica cosa originale rimasta dell’impianto quattrocentesco è il portale.

Gli affreschi delle pareti celebrano papa Albani: nei riquadri grandi compaiono scene dell’ Antico Testamento, gli altri illustrano eventi del pontificato di Clemente XI.

Nella parete di fondo, spicca  il quadrante di un orologio, dipinto dal Baciccia, sorretto dalle figure del Tempo e di Apollo, inquadrato da una cornice ovale  sostenuta dal Giorno e dalla Notte. L’orologio richiama quello realmente esistente sul campanile della Chiesa di San Lorenzo in Damaso.

 

Segue la Sala dei Cento giorni con affreschi sulla vita di Paolo III Farnese di Giorgio Vasari. Furono commissionati dal cardinale Alessandro Farnese nel 1546, per impreziosire questo ambiente di rappresentanza celebrando le imprese del nonno, imponendo al pittore di terminare l’opera in 100 giorni. A questo scopo Vasari dovette ricorrere all’aiuto di Perin del Vaga. Si narra che quando si vantò con Michelangelo di essere riuscito a completare il lavoro nel tempo richiesto, questi rispose “Si vede bene!”. In realtà anche lo stesso Vasari non fu soddisfatto del risultato e come lui stesso scrisse, imparò che è meglio impiegare più tempo che affidarsi a gente meno capace.

Sopra il grande camino Pace tra Carlo V e Francesco I preparata da Paolo III.

Le tre scene dipinte sulla parete lunga sono caratterizzate dalla presenta di scale che, con un effetto trompe l’oeil, scendono verso il pavimento e collegano lo spettatore alla vicenda descritta. In Paolo III che remunera le virtù  compaiono le figure di Pietro Bembo, Reginald Pole, Gian Pietro Carafa, futuro Paolo IV e alla destra del papa Michelangelo, Tiziano e forse il Vasari.

La scena della Ricostruzione della Basilica Vaticana dove Paolo III esamina la pianta di Sangallo è un’importante testimonianza dell’antica architettura di San Pietro.

Nella parete di fondo ospita la scena dell’ Omaggio delle Nazioni a Paolo III.

Il percorso della visita si chiude con la Cappella del Pallio, impreziosita dagli stucchi e dai dipinti di Francesco Salviati, richiesti all’artista dal Cardinale Alessandro Farnese..

Il Palazzo può essere visitato solo con visite guidate speciali. Al piano terra ospita la Mostra di Leonardo, un’esposizione di circa 50 macchine inventate dal grande genio del Rinascimento.