Era già un pò di tempo che sentivo il bisogno di trovare un modo diverso di viaggiare, più lento, che mi permettesse di vivere l’esperienza in modo più approfondito. Per carità, partecipare ai blog tours è fantastico, si vedono e si fanno tante cose interessanti, ma è sempre tutto molto veloce. Ho iniziato a pensare che un viaggio su una nave cargo fosse proprio il modo nuovo e alternativo che cercavo e dopo molto tempo passato a cercare come poterlo fare e quale fosse la rotta migliore da scegliere, ho finalmente trovato l’itinerario giusto per me. Vi racconto come è andata!

La programmazione del viaggio

Come ho detto, c’è voluta molta progettazione per far quadrare voli e date di partenza della nave: alla fine ho scelto di partire da Anversa per navigare fino al porto di Kotka in Finlandia, 5 notti in tutto con una nave della compagnia finlandese Transfennica. Il passaggio non si può prenotare direttamente con loro, ma tramite un agente, io ho scelto Kapitän Zylmann.

L’agenzia manda tutte le istruzioni necessarie e anche molte informazioni sulla vita a bordo: la nave accoglie solo 12 passeggeri e io non avevo la minima idea di quanti altri ospiti avrei trovato.

In un primo momento avevo deciso di arrivare ad Anversa il giorno stesso della partenza, visto che la nave salpava alle 9 di sera, ma per non rischiare ritardi o cancellazioni del volo, ho preferito partire il giorno prima e devo dire che è stata un’ottima decisione, visto che la città mi ha accolto con una giornata calda e soleggiata e ho visitato cose che non avevo visto la prima volta che vi ero stata.

Il porto di Anversa

È il quarto porto più grande al mondo, un enorme complesso di gru, magazzini, montagne di container e veicoli per trasportarli, binari ferroviari, carroponti, 1400 ettari di bacini, quasi 100 km di banchine e 5 chiuse che tengono uniforme il livello dell’acqua. Il nuovo edificio dell’autorità portuale è stato progettato da Zaha Hadid e si può visitare, insieme al porto con tours a piedi o in barca.

Come raggiungere il porto

La prima cosa da fare il giorno della partenza è passare a registrarsi alla polizia doganale. Sulla mappa la sede sembrava abbastanza vicina al centro città, ma sorpresa, non lo è e l’unico modo per arrivarci è in taxi, a meno che non sia abbia la propria auto. Il posto è davvero in mezzo al nulla e dopo un pò ho iniziato a sospettare che il tassista mi stesse portando chissà dove: per lo meno, essere rapita a bordo di una Tesla sarebbe stato molto chic!

Una volta arrivata, ho trovato un addetto che sembrava il fratello gemello di Jason Sudeikis, l’interprete di Ted Lasso, che ha iniziato a chiedermi qualcosa che non capivo: solo dopo capirò che diceva “Trica?”, ossia il nome della nave su cui dovevo imbarcarmi. Cinque minuti per avere il permesso di salire a bordo e si presenta il problema di come raggiungere al porto. Ted Lasso mi dà l’utile consiglio di chiamare un taxi: in effetti non ci avrei mai pensato da sola! Uscendo dall’edificio, ho trovato che il mio tassista era rimasto parcheggiato fuori, non so proprio per quale motivo e così, per una cifra spropositata, mi ha portata al porto.

Non sapendo bene quanto ci sarebbe voluto per espletare le formalità doganali, ero uscita presto e sono arrivata al porto prima dell’orario richiesto: dagli uffici della Transfennica, l’impiegata mi ha indirizzato verso il gabbiotto del check point: peccato che la porta fosse chiusa e non si vedesse nessuno dentro. Non avevo idea di cosa fare, intorno si vedeva solo una fila di tir che aspettava di entrare, con gli autisti che mi guardavano con l’aria di pensare “Ma che ci fa questa qui?”, ma per fortuna qualcuno dentro c’era e mi ha fatto passare al cancello. Da questo punto in poi è obbligatorio indossare il giubbotto fosforescente, quello che tutti teniamo in macchina per le emergenze.

Mentre aspettavo che qualcuno venisse a prendermi per portarmi alla nave, è arrivato un altro passeggero, spaesato come me. È Russell, una guida turistica anglo-canadese che è stato il mio ottimo compagno di viaggio insieme al finlandese Atte, autista di un mega truck imbarcato sulla Trica. Entrambi siamo molto eccitati per l’inizio di questa matta avventura! Ed eccola finalmente la Trica, che ancora è in fase di carico.

La Nave Cargo Trica

La TRICA è una cosiddetta Ro-Ro Cargo, ossia adatta a trasportare veicoli su ruote, di costruzione olandese del 2007. È lunga 205 metri e larga 26 metri, naviga nel Mar Baltico ed è classificata Ice Class 1A Super, ossia come rompighiaccio. Opera sotto la bandiera dei Paesi Bassi e da fine maggio 2026 passerà al Ministero della Difesa olandese. Noi siamo stati gli ultimi passeggeri ospitati a bordo e a memoria del capitano, io sono stata l’unica solo traveller donna nella storia della nave!

A bordo!

Mentre ci stiamo ancora sistemando nelle nostre cabine, è arrivato il comandante a salutarci e a invitarci stanotte sul ponte per vedere la partenza della nave dal porto. A bordo c’è l’usanza di chiudere la porta della cabina (che dall’esterno neanche si può chiudere a chiave) solo quando non si vuol essere disturbati sennò si lascia tranquillamente aperta anche quando ci si allontana! Gli alloggi non sono ovviamente lussuosi come possono essere quelli delle navi da crociera, ma sono confortevoli e vanno benissimo, peccato solo che io abbia scelto quello con vista sopra uno dei ponti di carico!

La prima cena a bordo non è stata proprio esaltante, tranci di pizza che mangio solo per fame: per fortuna dal giorno dopo la situazione pasti cibo è migliorata sensibilmente con l’arrivo del cuoco.

L’equipaggio

L’equipaggio è composto, se ho contato bene, da 22 persone. Il Comandante, oltre agli altri compiti, ha tantissima amministrazione da svolgere come, per esempio, calcolare i bonus di fine mese per i suoi uomini, controllare i turni di riposo e l’approvvigionamento dei viveri. Sei sono gli ufficiali: il Primo ufficiale è addetto al posizionamento del carico, compito molto delicato perché ci sono 3 livelli interni oltre agli spazi esterni per il carico e tutto deve perfettamente bilanciato, il Secondo ufficiale  è addetto alla sicurezza mentre il Terzo ufficiale si occupa alla rotta. Inoltre si sono gli Ufficiali di sala macchine. Gli ufficiali sono quasi tutti olandesi mentre gli altri membri dell’equipaggio sono di nazionalità filippina. I turni sono di 4 ore di lavoro più 8 di riposo: gli ufficiali rimangono imbarcati per due mesi e riposano per altri due, mentre il resto dell’equipaggio di solito rimane sulla nave per 8 mesi. Di giorno sul ponte di comando, c’è solo una persona, di notte due e quando si attraversano passaggi più difficili c’è anche un uomo di vedetta.

Si parte!

Visto che il comandante ci ritiene persone affidabili, ci permette di salire sul ponte di comando quando vogliamo: l’unico divieto è quello di fotografare l’interno. A mezzanotte saliamo sù per vedere la partenza della nave da Anversa. Lo spettacolo è affascinante: visto dall’alto il porto sembra una città del futuro, scintillante di luci, piena di movimento per tutta la notte. I mega muletti (li chiamo così perché non so come si chiamino) che trasportano i containers sembrano da lontano grosse formiche luminose che girano in tondo, quasi danzando, non si capisce se siano guidati da uomini o controllati da robot. A bordo salgono due piloti per guidare la nave attraverso le due chiuse e il canale che è fiancheggiato da enormi navi portacontainers. Mentre gli ufficiali lavorano con la massima attenzione, Russell ed io stiamo in silenzio per non disturbarli e ci godiamo lo spettacolo passando dal binocolo al vedere la nostra posizione sul radar e sulle altre apparecchiature.

Vita a bordo

Vi racconto un pò come si svolge la vita su una nave cargo.

Al piano sottostante il ponte di comando c’è la cabina del comandante, il suo ufficio e gli alloggi degli ufficiali, sotto ci sono le cabine per il resto dell’equipaggio filippino (questo piano è chiamato Manila St.!) e al livello sottostante ci sono gli alloggi per i passeggeri, che hanno a disposizione una propria sala pranzo e una sala relax, la cucina e le cabine dei due cuochi e le sale pranzo-relax per gli ufficiali e l’equipaggio, oltre alla lavanderia. Scendendo ancora c’è una piccola palestra, la sauna, l’infermeria e i vari livelli destinati al carico e infine la sala macchine.

Sul piano delle nostre cabine, si sentiva spesso musica, risate e rumori dalla cucina dove sembra che i cuochi spignattino tutto il giorno; invece quando si sentivano colpi secchi e ravvicinati e qualche strillo, voleva dire che nella sala ufficiali erano in corso combattute partite di hockey da tavolo, una sorta di biliardino dove si affrontano le squadre finlandesi e svedesi. Anche Russell ed io ci siamo divertiti a giocarlo.

Ma il clou del divertimento arriva nel fine settimana! L’equipaggio filippino organizza infatti la serata karaoke, con musica, luci colorate, cibo e bevande. Era l’occasione che aspettavo, visto che quando viaggio con amiche e colleghe e propongo di andare al karaoke, mi guardano con aria di compatimento verso il mio entusiasmo e rispondono decisamente “No”. Ed è così che finalmente ho coronato uno dei sogni della mia vita nella più improbabile e divertente delle situazioni!

Non vi aspettate di trovare comandante ed equipaggio in divisa bianca come in “Love Boat”: qui stanno tutti in tuta o in bermuda e ciabatte o scarpe da ginnastica. Alla fine anche io, che la tuta la indosso a malapena per andare in palestra, sono stata tutto il tempo in pantaloni felpati ed infradito, incurante di trucco e messa in piega!

Il simpaticissimo comandante ci ha fatto spesso compagnia: ci ha fatto fare un tour dettagliato della nave e una sera ci ha accompagnato in sala macchine, dove l’ufficiale addetto ci ha spiegato come funziona il cuore pulsante di questo gigante del mare.

In questa parte della nave fa molto caldo e il rumore, che ai piani superiori è costante, ma di sottofondo, è molto forte tanto che bisogna indossare le cuffie di protezione per le orecchie.

A bordo viene data la massima attenzione alla sicurezza, con esercitazioni mensili e molte misure contro incendi, fughe di gas ed esplosioni Ho scoperto una misura di sicurezza molto curiosa: di giorno sul ponte, quando c’è solo una persona di guardia, ogni 10/15 minuti si sente suonare un allarme e subito qualcuno va a spingere un bottone per spegnerlo. Mi spiegano che è un modo per capire se qualcosa non va nel caso nessuno fermasse l’allarme. Ci hanno anche mostrato un’uscita d’emergenza in caso di attacco alla nave, ma questo non posso raccontarlo.

Costeggiando la Danimarca

Per andare da Anversa alla Finlandia la via più economica, anche se più lunga, è circumnavigare la Danimarca invece di passare per il canale artificiale di Kiel che in pratica taglia attraverso la Germania. Il comandante ci convoca sul ponte per la lunga notte quando si dovrà superare lo stretto passaggio tra Danimarca e Svezia. Mi preparo a fare le ore piccole con vari sonnellini, felice di passare davanti a Helsingør,  dove c’è il celebre Castello di Kronborg, quello dove Shakespeare ambientò Amleto, che avevo visitato anni fa e vederlo questa volta dal mare. Con Russell ci presentiamo sul ponte verso mezzanotte (Atte era meno interessato e stava quasi tutto il tempo a vedere film nella sua cabina): questa notte ci sono 3 ufficiali di guardia, oltre alla vedetta, dato che si navigherà manualmente, visto che il passaggio di fronte a Copenaghen è stretto e particolarmente delicato. Il comandante è come al solito allegro e pimpante e ci racconta un sacco di episodi di vita a bordo e personale molto divertenti. Dopo più di un’oretta il castello non si vede, eppure sulla mappa dovremmo ormai essere vicini a Helsingør: ad un certo punto l’occhio acuto di Russell vede una sagoma buia in lontananza: è proprio lui, il castello, completamente al buio purtroppo! Che delusione…

Trova il castello : )

Le ore passano, è una notte di luna piena, che riflette la sua luce sul mare calmo, qua e là si vedono le luci di altre navi e degli edifici sulla costa, verso Copenaghen una linea di luci rosse lampeggianti segnala la presenza delle pale eoliche mentre ancora a notte fonda e si vedono alcuni aerei atterrare all’aeroporto della capitale che è proprio sulla costa.

Questa notte è così bella, silenziosa, sul ponte buio gli uomini si muovono senza far rumore: ogni tanto esco fuori sul terrazzo ad ammirare questo spettacolo che mi emoziona e mi da serenità, e capisco che il mio nome non mi è arrivato a caso. Dopo tutto  sono o non sono Marina?

Alle 4 di mattina è arrivato il momento di andare a nanna, non prima di essere passata in cucina dove i cuochi lasciano sempre a disposizione qualche avanzo della cena per uno spuntino notturno.

L’arrivo in Finlandia

Dopo 4 giorni di navigazione abbia raggiunto il mio amato arcipelago finlandese e arriviamo al porto di Hanko in Finlandia, dove Russell e Atte hanno lasciato la nave. Sono scesa anche io per fare una breve passeggiata con Russell e visitare il piccolo, ma ben fatto, museo locale e stare un pò in spiaggia. Per le successive 24 ore sono stata l’unica passeggera a bordo: ho sentito un pò la mancanza dei miei compagni di viaggio, ma ne ho approfittato per riposarmi, scrivere e soprattutto chiedere al cuoco di cucinarmi qualcosa di leggero e poco abbondante! Siamo arrivati a Kotka, la mia destinazione, verso sera, in anticipo rispetto al programma in modo che l’equipaggio avesse una notte di riposo in più. Il comandante mi ha invitato sul ponte per vedere le manovre d’attracco, che ha eseguito da solo visto che non ha richiesto la guida di un pilota. Con tutte le notti passate sul ponte di comando, sto diventando un’esperta di navigazione!

La mattina seguente con un pò di malinconia e qualche difficoltà per raggiungere Kotka (la storia è abbastanza comica, ma la racconterò un’altra volta) ho lasciato la Trica alla nuova vita e al nuovo nome che l’aspetta. Mi rimaranno nel cuore i tramonti, le risate e la grande serenità che dà ammirare l’immensa distesa blu del mare.

Visto che sono buona, lascio un consiglio per chi soffre di mal di mare (anche se a bordo io non l’ho sofferto): bisogna scegliere cabine che abbiano il letto posizionato parallelamente rispetto alle fiancate della nave invece che perpendicolarmente!