Il primo luogo che ho voluto visitare appena arrivata ad Hanoi, tappa iniziale del blog tour in Vietnam organizzato dalle Travel Blogger Italiane in collaborazione con Travelsense Asia è stata l’antica prigione della città. Sarà che sono sempre stata scarsa in storia, ma mi piace visitare luoghi dove la storia la impari diciamo così “dal vivo”.

Un pò di storia

La prigione di Hoa Lo fu costruita dalle autorità coloniali francesi tra il 1896 e il 1899 nell’area del villaggio di Pau Khan, dove si producevano oggetti in terracotta: il nome Hoa Lo si riferisce a un forno da vasaio, ma tradotto liberamente significa “buco dell’inferno” o “fornace infuocata”, espressioni che descrivono perfettamente il luogo.

Conosciuta come Maison Centrale, dal termine che in Francia indica i penitenziari che accolgono persone condannate a lunghe pene o pericolose per l’ordine pubblico, fungeva da centro di detenzione di alta sicurezza per i rivoluzionari vietnamiti che combattevano contro il dominio francese in Indocina. Fu una delle prigioni costruite più solidamente nella regione per imprigionare migliaia di patrioti e rivoluzionari vietnamiti: all’interno le condizioni erano brutali, con celle anguste, punizioni disumane e torture usate contro i detenuti.

Dopo il  10 ottobre 1954, il Giorno della Liberazione di Hanoi in seguito al ritiro definitivo delle truppe coloniali francesi, la prigione fu ribattezzata Hanoi Prisoners Detention Camp e dal 1964 al 1973 Hoa Lo fu anche luogo di detenzione dei piloti americani, che ironicamente lo soprannominarono Hanoi Hilton. Centinaia di prigionieri di guerra americani, per lo più aviatori, sperimentarono le durissime condizioni di vita a Hoa Lo, venendo ripetutamente interrogati e torturati. Nonostante il divieto di comunicazione, trovarono comunque il modo per parlarsi tramite tocchi sui muri codificati o segnali manuali. Il prigioniero americano più celebre fu John McCain, che cadde nell’ottobre 1967 nel lago Trúc Bach e rimase in carcere per cinque anni e mezzo dopo aver rifiutato l’offerta di uscire prima degli altri prigionieri americani. Dopo aver intrapreso la carriera politica fino a raggiungere la carica di senatore, McCain si impegnò per risanare le piaghe del conflitto e favorire una riconciliazione tanto che, sulle rive del lago dove cadde il suo aereo, è stato eretto un memoriale a lui dedicato.

monumento dedicato a John McCain

Nel 1993, una parte della prigione di Hoa Lo è stata distrutta per costruire la “Torre Centrale”, utilizzata come hotel e uffici  mentre una sezione stata conservata e trasformata in museo.

Com’era strutturato il carcere di Hoa Lo

La prigione era divisa in varie  sezioni:

l’area amministrativa con gli uffici dei comandanti e dei guardiani;

la prigione maschile, di circa 100 mq, suddivisa in blocchi dalla D alla P;

la prigione femminile, di circa 270 mq, con celle di detenzione e isolamento;

il Cachot. L’area sotterranea di isolamento, con celle per i prigionieri condannati a morte, i prigionieri pericolosi e quelli che violavano le regole della prigione o diffondevano propaganda rivoluzionaria, era un inferno dentro l’inferno. Nel braccio della morte, le celle erano separate delle altre aree per impedire ai prigionieri contatti con l’esterno: erano grandi solo 2-3 mq, con mura spesse e alti soffitti. I prigionieri erano tenuti in ceppi e controllati tutto il giorno e potevano uscire solo due volte al giorno per mangiare e pulire la propria stanza. I reclusi in questa sezione ben presto si ammalavano per la mancanza di luce e aria fresca e la scarsa igiene.

C’erano inoltre cucine, un’infermeria, bagni, una  falegnameria e officine per lavorare il ferro e la pelle.

La prigione era circondata da un muro di pietra alto 4 mt e spesso 0,5 mt, protetto da frammenti di vetro e fili dell’alta tensione per impedire ai prigionieri di fuggire. Ai piedi del muro interno c’era un marciapiede largo 3 metri utilizzato dalle guardie per pattugliare l’area della prigione. Ai quattro angoli erano collocate quattro torri di guardia che permettevano di osservare l’interno e tutto l’esterno dell’edificio.

Il campo D era una delle celle più grandi della prigione dove erano detenuti i prigionieri politici, tanto da essere conosciuta come la Divisione Politica. Creato per ospitare 40 persone, arrivò a contenerne anche 100. Caldo in estate, era gelido in inverno tanto che i prigionieri si accucciavano uno accanto all’altro per cercare di scaldarsi.

Le latrine erano costituite da bidoni di metallo, così che i prigionieri dovevano espletare i propri bisogni davanti ai compagni. Quando c’era qualche protesta contro le crudeli condizioni di vita, le latrine non venivano svuotate per rendere l’aria irrespirabile. Furono però anche usate per nascondere e condividere documenti di propaganda, che venivano messi in scatole di metallo, chiuse in buste di nylon e immerse nei liquami lontano dagli occhi dei guardiani.

Nonostante fossero stati adottati regolamenti rigidi per impedire di formare organizzazioni di resistenza, i comunisti vietnamiti trovarono il modo per comunicare e far conoscere il programma del Viet Minh: oltre che nelle latrine, si nascondevano gli scritti di propaganda dietro i mattoni dei muri o tra le foglie dell’albero nel cortile. I prigionieri erano anche costretti a lavorare per costruire dighe, mantenere le strade, pulire le cisterne all’interno della prigione e chi non svolgeva bene il lavoro assegnatogli non riceveva il cibo.

In questo luogo di terrore e sofferenza ci fu anche un momento di resilienza e speranza: nella notte di Natale del 1951, alcuni uomini condannati a morte riuscirono a fuggire scavando un tunnel fino ad arrivare ad un condotto fognario, tunnel che in parte è ancora visibile.

La visita della prigione di Hoa Lo

Al momento, varie sezioni del museo sono chiuse per risistemazione, per ciò la mia visita è stata più breve del previsto.

Al piano terra, è possibile visitare le celle originali, i cortili e le sale che un tempo ospitavano i detenuti mentre al piano superiore sono esposti i reperti che illustrano la vita all’interno della prigione.

Se è impressionante vedere le squallide e cupe celle d’isolamento, abbastanza scioccante è trovarsi di fronte alla ghigliottina usata per giustiziare i condannati a morte: Un conto è averla sempre sentita nominare a proposito della Rivoluzione francese o averla vista in qualche film, ma vederne una dal vero e pensare a chi ci ha perso la vita  a me ha fatto venire i brividi.

Una parte significativa del museo è dedicata al periodo della Guerra del Vietnam, con particolare attenzione alla detenzione dei piloti americani abbattuti.

Nel cortile c’è ancora un centenario albero di banyan, che offriva un pò di ombra e sollievo ai detenuti, oltre a nascondere tra i suoi rami i messaggi che questi si scambiavano di nascosto. I suoi frutti inoltre fornirono preziose vitamine al misero cibo offerto ai prigionieri mentre le foglie erano utilizzate come compresse per le ferite e per decotti contro la diarrea.

In un grande spazio aperto c’è un memoriale dedicato ai soldati e rivoluzionari morti.

Il museo organizza anche dei tour immersivi notturni con attori in abiti d’epoca che ricreano i momenti centrali del passato di questo luogo infame. Per maggiori info => hoalo.vn