Chi segue il mio blog sa che ho un interesse particolare per le case-museo londinesi, come quelle del celebre architetto Sir John Soane, dello storico Thomas Carlyle e del pittore Frederic Leighton, ma l’ultima che ho visitato è davvero particolare! Si sa che Londra è la città dove un pò tutto può accadere, anche che le vite di due artisti famosi convergano per puro caso nello spazio e nel tempo, visto che vissero a più di 200 anni di distanza. È stato davvero per una curiosa coincidenza che due musicisti completamente diversi come G.F. Handel e Jimi Hendrix vissero in pratica nello stesso palazzo, al 23 e 25 di Brook St., diventato ora un museo. Se per entrambi fu la prima casa di proprietà, per Handel questo fu il luogo dove sviluppare la sua creatività e costruire la sua carriera, mentre per Hendrix fu il posto dove visse qualche mese di tranquillità domestica.
La casa di G.F. Handel
George Frideric Handel nacque a Halle, in Germania, nel 1685, arrivò a Londra nel 1710 e divenne cittadino britannico nel 1727. La sua vasta produzione comprende ogni genere musicale e lo accomuna a Bach come rappresentante dell’epoca barocca con una fusione di esperienze stilistiche e culturali diverse.
Il suo Messia è ancora uno dei brani del 18° secolo più eseguiti e amati: in Gran Bretagna è uso per il pubblico alzarsi in piedi quando inizia l’Hallelujah, tradizione che pare iniziò quando il re Giorgio II si alzò, commosso dall’ascolto. La famiglia reale gli commissionò musica per ogni occasione: compleanni, matrimoni e funerali, incoronazioni: come figlio di un ufficiale di corte, Handel sapeva bene come muoversi nell’ambiente e cosa piacesse ai suoi protettori. Oltre a comporre musica, fu un impresario e aprì un proprio teatro: grande viaggiatore, Handel tornava regolarmente nella nativa Germania e girava in tutta Europa per ascoltare nuovi cantanti per i suoi lavori. Nel 1750 fu colpito da una malattia agli occhi che lo rese cieco. Handel non si sposò mai e niente si sa delle sue relazioni amorose.
Articolata su quattro piani, questa fu la prima casa privata in cui Handel visse a Londra: fino allora era stato ospitato nelle residenze di ricchi protettori dato che, come straniero, non poteva possedere una sua proprietà e quindi potè solo subaffittarla per 60 £ annue. Ci visse per 36 anni e probabilmente morì nella camera da letto di Brook St. il 14 aprile 1759. Un inventario di tutti gli oggetti che conteneva fu redatto 4 mesi dopo, quando i beneficiari del suo testamento avevano portato via le cose a loro destinate e la sua collezione d’arte era stata messa all’asta: mancano anche gli strumenti musicali e altri oggetti che si sa erano presenti in casa. Quindi l’inventario ci fa dare uno sguardo nella vita privata e domestica di Handel.
Gli oggetti presenti nella cucina sono stati creati seguendo l’elenco presente nell’inventario redatto alla morte di Handel: era particolarmente ben fornita, il che fa pensare che amasse ricevere, anche se pare che alcuni ospiti abbiano sostenuto che, se la sua musica era sublime, il cibo era invece piuttosto semplice.

Nel salotto che dava sul fronte principale del palazzo, venivano ospitati i visitatori e clienti di Handel e dalle finestre di questa stanza venivano venduti spartiti, pubblicazioni e biglietti per gli spettacoli a chi stava all’esterno sulla strada! Solo pochi privilegiati erano invitati nel resto della casa, quindi Handel si assicurò che questa camera mostrasse il suo gusto sofisticato.

Il salottino che dava sul retro della casa era probabilmente utilizzato come ufficio.
Posta al primo piano, la sala da pranzo era la stanza più importante della casa, qui Handel provava con i suoi musicisti e mostrava i nuovi lavori in anteprima ad amici e sostenitori. La stanza non aveva tende, probabilmente per ottenere un’acustica migliore.


Molte delle famose composizioni di Handel furono scritte nella modesta sala da disegno: lavorava molto velocemente, basti pensare che compose il Messia in soli 24 giorni. In 60 anni di professione, compose inoltre 42 opere, duetti, 16 concerti per organo, inni, lavorando con un tale impegno che alcuni fogli mostrano i segni di cibo e bevande.

Nella camera da letto, il letto è stato ripreso da un modello del 1720 mentre la biancheria è stata fatta seguendo la descrizione degli inventari. All’epoca molti dormivano praticamente seduti, appoggiati sui cuscini, per aiutare la digestione, questo spiega perché i letti dell’epoca ci appaiano corti. È una sorta di letto a baldacchino, solo che è appeso al soffitto e non sorretto da colonnine.

Nello spogliatoio erano conservati abiti e parrucche. Si sa che Handel indossava una enorme parrucca durante le sue esibizioni: se era soddisfatto vibrava, se non rimaneva immobile. Probabilmente qui si trasferì a dormire il suo aiutante quando il grande artista divenne anziano e malato.

Nel museo si tengono regolarmente mostre e concerti: in questo momento, si celebrano i 300 anni dalla premiere di Rodelinda con una piccola esposizione.

La casa di Jimi Hendrix
Jimi nacque a Seattle nel 1942, da una famiglia segnata da povertà e alcolismo. Lavorò come session musician a New York dove fu scoperto da Chas Chandler, che ne divenne manager e lo portò a Londra nel 1963. Nel suo primo giorno in città incontrò Kathy Etchingham con la quale ebbe una relazione durata due anni e mezzo. Lasciato l’appartamento che condividevano con Chandler, i due si trasferirono al 23 di Brook St. nel luglio 1968.

Hendrix lasciò 1.000 sterline per completare l’appartamento, soldi che Kathy spese con la sua amica Angie: al suo ritorno Jimi la definì “la sua vera prima casa”. Nonostante gli sforzi di Kathy di creare un ambiente tranquillo, la casa era spesso la sede d’incontri con musicisti, giornalisti e fotografi: di natura aperta e amichevole, Hendrix invitava spesso conoscenti e diede il suo numero di telefono a talmente tante persone che il telefono squillava in continuazione. Anche dopo aver fatto installare una seconda linea, continuò a dare il nuovo numero a tutti e la situazione non migliorò!

Molti musicisti che calcavano la scena londinese passarono per la casa di Brook St. almeno una volta e spesso finirono per crollare a dormire nella camera degli ospiti. La coppia usciva quasi tutte le sere, e quando i locali chiudevano, la serata si concludeva con gli amici nel loro appartamento fino al mattino. Di solito Hendrix si svegliava alle 2 del pomeriggio, le tende erano aperte raramente in casa e il suo soprannome era il pipistrello.
Salendo un’ultima rampa di scale dalla casa di Handel, si entra nel piccolo appartamento della coppia.
La stanza da letto è stata ricreata basandosi su foto e video e conversazioni con Kathy Etchingham. Gli oggetti sono copie dettagliate degli originali o pezzi simili originali degli anni ’60, lo specchio ovale sul caminetto è il solo pezzo autentico rimasto dell’arredamento: la canzone Room full of mirrors fu scritta in questa casa, chissà se ispirata proprio da questo oggetto! La stanza doveva odorare di fumo, visto che la coppia fumava incessantemente, il telefono e il citofono suonavano spesso, dalla strada arrivava molto rumore, ma il suono della musica doveva essere una costante dato che Hendrix qui suonava, registrava e ascoltava dischi. Dopo aver saputo che nella casa accanto aveva vissuto Handel, Hendrix andò a comprare alcuni dischi del compositore, che infatti compaiono tra quelli da lui posseduti.

Dopo la rottura con la Etchingham, Hendrix lasciò la casa nell’ottobre 1969.

Il dog bear, il pupazzo lavorato a maglia da un fan, molto amato da Hendrix che se lo portò con sé in 3 traslochi, è stato rifatto da una volontaria del museo.

Hendrix, che spesso si faceva intervistare sul letto, se lo rifaceva da solo, memore probabilmente del suo addestramento militare. È divertente scoprire che era appassionato della famosa soap opera inglese Coronation Street, che guardava bevendo tazze di tè forte, come racconta Kathy.
Il 18 settembre 1970 Jimi morì a 27 anni, al Samarkand Hotel, a pochi giorni dal quarto anniversario del suo arrivo a Londra. Tra i suoi tanti ammiratori, ci fu Freddie Mercury che collezionò alcuni suoi poster, tre dei quali sono in mostra qui.

Per tutte le info => handelhendrix.org che ringrazio per la gentile collaborazione




No vabbè devo andarci quanto prima
Woodoo child….
Visto che amo sia Handel che Jimi Hendrix, oltre ad essere una assidua “frequentatrice” di Case Museo e musei, mi sa che questi sono due indirizzi che non dimenticherò di visitare appena avrò la possibilità di visitare Londra! Grazie mille per queste chicche, Marina
Che meraviglia questa casa museo! Non sapevo che Jimi Hendrix avesse vissuto a Londra in verità, ne sapevo nlla della sua vita personale. Bello scoprire queste chicche nei tuoi articoli!
Veramente non lo sapevo neanche io!
Chissà cosa piaceva a Hendrix del pupazzo dog bear lavorato a maglia, a me sembra davvero un po’ inquietante. Comunque possiamo senza dubbio dire che questa zona di Londra ha della creatività musicale innata
Più che inquietante era proprio bruttino!