Durante il mio blog tour nel Dipartimento dell’Aisne, ho avuto la grande opportunità di conoscere un luogo davvero interessante, un esperimento sociale ed utopistico molto avanzato per la sua epoca, che si diversificò dal contemporaneo modello delle città operaie. Il Familistère di Guise era un complesso di edifici destinati a ospitare gli operai della fabbrica Godin e le loro famiglie, un vero e proprio palazzo sociale voluto dall’industriale Jean-Baptiste André Godin, oggi trasformato in museo.

Jean-Baptiste André Godin
Godin nacque nel villaggio di Esquéhéries, nel dipartimento dell’Aisne nel 1817. Ad appena 11 anni iniziò a lavorare nell’officina del padre fabbro, leggendo al tempo stesso libri di Rousseau, Voltaire e Diderot che comprava con i suoi risparmi dai venditori ambulanti di passaggio. Lasciò presto il villaggio natio per lavorare come operaio a Parigi, Marsiglia e Lione. Dopo essersi sposato, fondò la sua officina e nel 1840 depositò un primo brevetto per la fabbricazione di una stufa in ghisa trasferendo successivamente la sua azienda a Guise, vicino ad Esquéhéries. Il successo arrivò presto e Godin usò la sua nuova posizione di industriale per intervenire sulla questione sociale e grazie alla sua esperienza da operaio apportò cambiamenti nell’organizzazione del lavoro. Nel 1842 scoprì il pensiero di Charles Fourier e l’idea dell’associazione del capitale e del lavoro come formula per una rivoluzione sociale pacifica.

Entrato in contatto con i discepoli di Fourier e volendo mettere i suoi mezzi al servizio della causa, divenne il maggior azionista della Società di colonizzazione europea-americana del Texas, fondata nel 1854 partecipando attivamente all’organizzazione della colonia di Réunion a Dallas. Il fallimento del progetto e delle idee dei fourieristi lo portò alla decisione di realizzare una riforma sociale nella sua industria e a partire dal 1856, Godin si dedicò alla costruzione del Familistere.
Godin non credeva che la società dell’epoca permettesse ai lavoratori di diventare ricchi e formulò il concetto del “l’equivalente di ciò che la grande ricchezza può comprare“: in pratica il suo palazzo sociale avrebbe fornito ai suoi residenti, a prescindere da quanto essi possedessero, tutto ciò che i soldi potevano fornire – ambienti di vita salubri, educazione, salute, comfort e divertimento. Per lui questo non era un atto di filantropia, ma solo benefici da offrire in cambio dei profitti che i suoi lavoratori gli permettevano di ottenere.

Godin fu sindaco di Guisa e nel febbraio 1871 venne eletto deputato dell’Aisne all’Assemblea nazionale, incarico che lo allontanò per qualche anno da Guisa e gli permise di capire come il Familistère potesse autogestirsi. Con la creazione della Société du Familistère de Guise Godin & Cie, fondata legalmente il 13 agosto 1880, fece del Familistère e delle sue fabbriche una proprietà collettiva dei suoi lavoratori, governata da un amministratore e da un consiglio di amministrazione eletti dai membri associati. Questi ultimi avevano l’obbligo di risiedere al Palazzo sociale. Completò poi gli statuti dell’Associazione cooperativa con la stesura del suo testamento, lasciandole tutti i suoi beni. Morì improvvisamente nel gennaio del 1888, pochi giorni dopo la morte dell’unico figlio.

La storia del Familistère
Sognando una società ideale, Godin utilizzò la propria fortuna per migliorare le condizioni di vita e abitative dei propri dipendenti. Nel 1857 acquistò a Guisa un vasto terreno situato di fronte alla sua fabbrica e lui stesso progettò questo palazzo sociale, destinato ad accogliere i suoi lavoratori e le loro famiglie. Il progetto comprendeva tre grandi unità abitative, negozi, servizi, tra i quali anche una piscina, un teatro da 1000 posti (ora ridotti a 350), una lavanderia comune (per evitare che si formasse umidità in casa lavando i panni) e giardini. Il primo edificio residenziale fu completato nel corso dell’inverno 1860-1861.

La piscina
Nel 1870, il Familistère contava quasi 900 abitanti: gli alloggi erano spaziosi e igienici e i servizi numerosi. Vennero creati ulteriori posti di lavoro per svolgere i lavori di utilità comune. Godin creò dei comitati di gestione composti da uomini e donne e destinò alla realizzazione del “Palazzo del lavoro” quasi un milione di franchi prelevati dai profitti dei suoi stabilimenti di Guisa e Bruxelles.
Godin volle separare le diverse funzioni del luogo, quella abitativa, commerciale ed educativa. Gli edifici che ospitavano le scuole e il teatro erano separati dal complesso residenziale, dove furono trovate soluzioni per veicolare la circolazione dell’aria negli appartamenti e nel cortile, per aumentare al massimo l’illuminazione naturale, razionalizzare il rifornimento di acqua, la smaltimento dei rifiuti e migliorare la sicurezza e il comfort delle persone. Per motivi economici, Godin volle far costruire gli edifici uno alla volta, da est ad ovest e quando il complesso fu terminato nel 1878 vi erano 350 appartamenti affittati ai lavoratori della fabbrica: gli affitti variavano a seconda della grandezza e del piano dell’abitazione. Godin riservò per sé un appartamento nell’ala ovest dove si trasferì nel 1878.

Un appartamento del Familistere
Il Familistère si distinse radicalmente dalle contemporanee città operaie: non si basava sul principio dell’alloggio individuale, ma su quello di un abitare collettivo: a Guise, lo stesso palazzo ospitava il fondatore, l’operaio, l’insegnante e il negoziante, tutti erano inquilini e godevano degli stessi servizi. Nel 1930 la Società comprendeva 2111 persone a Guisa.
Nel 2000, fu formato un ente pubblico chiamato ‘Syndicat mixte du Familistère Godin’ per creare una nuova utopia: dare alla Familistère di oggi scopi culturali, sociali e turistici e per tale fine è stato realizzato un completo restauro del complesso. Nell’appartamento del fondatore, al piano terra vi è ora un’esposizione dedicata alla vita di Godin, mentre al primo piano sono in mostra i suoi oggetti personali. Una parte degli alloggi sono ancora abitati; le scuole del Familistère sono ancora in funzione e il teatro ospita spettacoli e concerti aperti a tutti mentre nei giardini ci sono campi da gioco e di ricreazione senza dimenticare che la vicina fabbrica Godin fondata nel 1846 produce ancora stufe e cucine!

Per tutte le info => familistere.com




Complimenti perché anche oggi non è da tutti avere questo tipo di pensiero comunque aperto ed altruista. All’epoca questi “villaggi industriali” erano un pò in voga anche dalle nostre parti creando dei contesti utili anche per tutti quegli operari che spesso venivano da lontano in cerca di lavoro.
Qui l’idea rivoluzionaria è che tutti erano alla pari, padrone e lavoratori.
L’idea di creare un vero e proprio “palazzo sociale”, pensato per migliorare la vita dei lavoratori e delle loro famiglie, è sorprendentemente moderna. Mi ha colpito come architettura, servizi e comunità fossero integrati in un progetto così avanzato per l’epoca. Peccato che tutt’oggi non Si riesca a creare nulla di simile.
La cosa incredibile è che Godin lasciò tutto ai suoi lavoratori.
Che bella storia! Sono sempre molto interessata alla rivoluzione industriale e al mondo in cui la società ha voluto (o non voluto) reagire al cambiamento. Ho visto diversi esempi di villaggi operai soprattutto in Francia ma nessuno così bene organizzato e così votato oltre che al benessere dei lavoratori, alla loro uguaglianza nei diritti e benefici. Un concetto incredibilmente moderno destinato, purtroppo a non essere ripetuto ai tempi nostri. Brava che ne hai parlato!
Sono rimasta affascinata da questo luogo e dal fatto che sia ancora vissuto