Nonostante abbia vissuto a Roma tutta la mia vita e studiato profondamente le sue bellezze architettoniche e storiche durante gli anni universitari, rimango sempre stupita nello scoprire nuove chicche poco conosciute. Grazie alle Giornate d’Autunno FAI ho avuto occasione di visitare questo casino, che si aggiunge ai suoi più celebri confratelli, come il Casino Algardi e quello dell’Aurora Ludovisi dei quali ho già parlato. Partiamo facendo la conoscenza del padrone di casa.

Vincenzo Giustiniani
Il marchese Vincenzo Giustiniani, dal quale il casino prende il suo nome, è un personaggio ben noto nella storia dell’arte. Di origine genovese, banchiere e collezionista d’arte, fu uno dei maggiori mecenati di Caravaggio e amico intimo del Cardinal Del Monte, altro importante committente del pittore. Nella collezione Giustiniani erano presenti più di 300 quadri, 15 dei quali erano di Caravaggio e ben 1200 sculture. Il marchese era inoltre appassionato di architettura, corrispondeva con architetti celebri come Carlo Maderno e Giacomo Della Porta e, oltre a far costruire il villino, organizzò la risistemazione del palazzo di famiglia davanti a San Luigi dei Francesi (l’attuale sede della Presidenza del Senato) e il palazzo nel suo feudo di Bassano.

La storia del Casino Giustiniani Massimo
Il villino con il suo giardino si estendeva tra via Merulana, via Tasso, viale Manzoni e piazza San Giovanni in Laterano, nella zona dell’Esquilino, area abitata già in epoca romana data la vicinanza con la basilica costantiniana di San Giovanni in Laterano. Il casino venne costruito probabilmente intorno al 1615 (appare infatti in una mappa del 1618) per volontà, come già detto, di Vincenzo Giustiniani che affidò l’incarico all’architetto Carlo Lambardi. Nella pianta del Nolli del 1748, l’edificio appare circondato da un grande giardino all’italiana, molto più ampio di quello attuale, abbellito dalle statue della collezione del marchese. La grande statua dell’imperatore Giustiniano, che la famiglia si attribuì come antenato per nobilitare la propria origine, ancora presente nel giardino, è un pastiche composto con parti di varie sculture.
A metà ‘700 la famiglia Giustiniani cominciò a decadere e nel 1802 uno degli ultimi eredi vendette il casino a Carlo Massimo, discendente da una delle famiglie più importanti di Roma: successivamente il Massimo comprò anche la collezione di antichità sistemata nel vasto parco.
All’epoca gli interni dell’edificio non erano ancora stati decorati. Carlo Massimo fece chiudere il loggiato della facciata posteriore creando tre ambienti affacciati sul giardino e facendo decorare le nuove sale interne con scene tratte dalla Divina Commedia, dall’Orlando Furioso e dalla Gerusalemme Liberata, opera che sarà continuata dal suo erede, il fratello Massimiliano e terminata nel 1829. Per svolgere questo lavoro, vennero chiamati pittori della cerchia dei Nazareni. Moglie di Massimiliano era Cristina di Sassonia, legata a Ludwig di Baviera. Nel 1848 la villa passò ai Lancellotti, che vendettero gli ampi giardini come area edificabile durante gli anni della lottizzazione dell’Esquilino. Durante la Seconda Guerra mondiale, il casino fu requisito e divenne la mensa delle SS di stanza nel vicino, e tristemente noto per noi romani, carcere di via Tasso.
Nel 1947 l’edificio fu venduto alla Delegazione romana della Custodia Terra Santa, i frati francescani che si occupano dei rapporti con la Terra Santa che ne sono tutt’ora proprietari. Per ospitare il loro convento, furono costruite le ali che chiudono il giardino, ormai ridotto ad una piccola parte della grandezza originaria.
I Nazareni
Sono chiamati Nazareni un gruppo di pittori tedeschi, tutti cattolici o convertiti al cattolicesimo, attivi a Roma fra il 1810 e il 1815, che fondarono una confraternita artistica che si proponeva d’imitare i predecessori di Raffaello in reazione al neoclassicismo settecentesco. I fondatori del movimento, Friedrich Overbeck e Franz Pforr, insieme a Ludwig Vogel e Johann Konrad Hottinger, si stabilirono nel monastero di Sant’Isidoro a Capo le Case dove condussero una vita di comunità: per il loro modo di vivere monastico, per la grande cappa indossata e i capelli lunghi, furono chiamati Nazareni, in riferimento a Gesù di Nazareth. Dei loro lavori non è rimasto molto a Roma: insieme al refettorio di Sant’Isidoro a Capo le Case e alla decorazione di una sala di Palazzo Zuccari, questa è la loro opera principale.

La visita del Casino Giustiniani Massimo
Sala dell’Orlando Furioso
La decorazione della sala d’ingresso del casino ha come tema il poema di Ludovico Ariosto. Questa stanza, l’unica dipinta da un solo artista, fu affidata a Julius Schnorr von Carolsfeld, che la condusse a termine dopo una lunga riflessione e un ampio studio delle figure come dimostrano i numerosi disegni preparatori.

Al centro del soffitto troviamo il trionfo di Carlo Magno e dei paladini e il matrimonio di Ruggiero e Bradamante alla presenza di Carlo Magno. Nella parete sud Orlando scopre il tradimento di Angelica e perde il senno mentre nella parete centrale il re Agramante con il suo esercito assedia Parigi, ma trova ad aspettarlo Carlo Magno con i suoi uomini.

Sala della Divina Commedia
Il compito di decorare questa stanza fu dapprima affidato a Peter von Cornelius, che iniziò i disegni preparatori per il soffitto, ma partì nel 1818 per Monaco di Baviera, chiamato a dirigere la Reale Accademia delle belle arti da Ludwig di Baviera. Il lavoro fu quindi affidato a Philipp Veit, il quale però eseguì soltanto il soffitto con il Paradiso, tema a lui più affine. Fu quindi Joseph Anton Koch a completare la decorazione della sala.
Al centro del soffitto si trova la Trinità con la Madonna tra Dante e San Bernardo ed intorno gli Otto cieli del Paradiso. Nella parete sud l’ingresso di Dante e Virgilio al monte del Purgatorio e nella parete nord il sogno di Dante. Al centro l’Inferno dove Dante e Virgilio scendono a cavallo di Gerione: qui si possono notare gli episodi del Conte Ugolino e di Paolo e Francesca, anche se curiosamente è rappresentata soltanto la donna. Cristina di Sassonia, ritenendo la scena sconveniente, volle far cancellare la figura di Paolo, e al rifiuto di Koch di farlo, chiamò un altro pittore!

Sala della Gerusalemme liberata
Carlo Massimo commissionò la decorazione della stanza dedicata alla Gerusalemme Liberata a Johann Friedrich Overbeck che realizzò gran parte del ciclo decorativo. Alla morte del marchese nel 1827, il pittore si considerò sollevato dal contratto e partì per Assisi, dove lavorò nella cappella della Porziuncola. L’incarico passò quindi a Joseph Führich, che quell’anno si era aggiunto al gruppo dei Nazareni.
Nel soffitto: allegoria della Gerusalemme Liberata, seduta tra due angeli: modella per la figura femminile fu la moglie del pittore. Nella parete sud troviamo l’episodio di Tancredi e Clorinda. Qui vengono raffigurati il principe Massimiliano con accanto la moglie Cristina di Sassonia e i loro figli. L’affresco porta la firma firma di Fuhrich e la data 1829.

Sulla parete nord centrale è la figura di Pietro l’eremita che incita i sovrani a seguire Goffredo di Buglione nella crociata.

Sulla destra è raffigurato Torquato Tasso, vestito di rosso, mentre detta il suo poema ad uno scrivano e dietro di lui appare l’autoritratto del pittore vestito di nero.

Sala statue
In questa sala lavorarono pittori italiani che realizzano una decorazione in quarto stile pompeiano con scene di genere, architetture fantastiche e grottesche. Sulla volta l’incontro tra Milton e Galileo mentre nelle nicchie alle pareti sono state sistemate statue della collezione Giustiniani.

Il villino è aperto alle visite il martedì e il giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.00 e la domenica dalle 9.00 alle 12.00.




Ed ecco un altro piccolo (si fa per dire) tesoro di Roma che non conoscevo. Grazie per averne parlato qui, e con dovizia di particolari! Tra l’altro interessante la scelta di quel gruppo di pittori tedeschi: si coglie l’influenza di Cristina di Sassonia nella scelta…
Anche io non lo conoscevo ed è stata un’interessante scoperta
Il FAI permette sempre di conoscere gioiellini nascosti e Roma penso ne abbia davvero moltissimi! Non conoscevo il Casino Giustiniani Massimo, ma questo articolo è davvero perfetto per farsene un’idea! Io poi adoro gli affreschi e i palazzi d’epoca, dunque la prossima volta che visiterò Roma non me lo farò scappare!
Essere volontaria FAI è davvero un privilegio
Nel 2026 abbiamo intenzione di ritornare a Roma e sicuramente cercherò di aggiungere il Casino Giustiniani al nostro itinerario. Il tuo articolo è stato veramente una bella scoperta per me, amo questi villini che sono veri e proprio scrigni di meraviglie e questo sembra veramente spettacolare.
viva le Giornate del FAI, senza di esse non avremmo modo di approcciarci ai monumenti più belli d’Italia, purtroppo chiusi al pubblico per la maggior parte dell’anno. Non conoscevo questo casino, nemmeno per sentito parlare, e noto con grande stupore che custodisce opere d’arte dal valore immenso!! Mi segno gli orari di visita, se scappo a Roma ci passo.
Anche io non ne avevo mai sentito parlare