Oggigiorno è del tutto normale vedere donne che viaggiano da sole in ogni angolo della terra, ma nel passato la situazione era completamente diversa. Per secoli fu praticamente impensabile per una donna viaggiare liberamente, al massimo ci si poteva spostare per andare a sposarsi in un paese straniero, come accadeva a molte nobildonne, per entrare in monastero o per compiere un pellegrinaggio, sempre rigorosamente scortate. La nobile romana Egeria scrisse il primo diario di viaggio sul suo pellegrinaggio in Terrasanta nel IV secolo.

Nel ‘700 alcune giovani aristocratiche ebbero la fortuna di poter compiere il Grand Tour, ovviamente debitamente accompagnate da parenti o conoscenti. Per nostra fortuna verso l’800 la situazione lentamente cambiò grazie ad alcune donne coraggiose ed intraprendenti che iniziarono a ribellarsi ai dettami imposti dalla società e dalla morale e cominciarono a viaggiare, spesso da sole, aprendo la strada verso la conquista di una maggiore libertà di movimento per tutte le donne.

“Perché viaggiare è partire senza meta: con uno sguardo fugace si abbraccia un villaggio, una valle e ciò che si ama di più lo si ama già con il dolore dell’addio“. Annemarie Schwarzenbach

10 grandi viaggiatrici del passato

Ho voluto raccogliere le storie (a volte davvero incredibili, dovendo purtroppo abbreviarle di molto, perché su ognuna si potrebbe scrivere un articolo) di 10 avventurose viaggiatrici: a piedi, in bicicletta, in auto o su un cammello, con qualsiasi mezzo hanno coraggiosamente esplorato terre lontane e sconosciute e con i loro scritti le hanno fatto conoscere. A loro, noi tutte moderne vagabonde giramondo siamo debitrici!

Jeanne Baré

Jeanne Baré (1740-1807) fu una botanica francese, prima donna a circumnavigare il globo, travestita da uomo per poter salpare a bordo di una nave. Nata in Francia nel 1740, venne assunta come governante dal naturalista Philibert Commerson. Quando Commerson venne invitato a partecipare alla spedizione di Louis Antoine de Bougainville che doveva esplorare l’America del Sud, decise di portare Jeanne con sé, anche se sulle navi francesi all’epoca non erano ammesse le donne. Per risolvere il problema, lei si travestì da uomo e si fece passare come suo valletto. Jeanne curò i problemi di salute di Commerson e si sobbarcò gran parte del suo lavoro. Il loro viaggio durò quasi 3 anni, e toccò il Brasile, la Patagonia, Tahiti: fu Jeanne a scoprire in Brasile la pianta che venne chiamata Bougainvillea in onore del comandante della spedizione. Nel frattempo la sua vera identità venne scoperta e la coppia decise di rimanere a Mauritius. Dopo la morte di Commerson, Jean rimase ancora a Mauritius e tornò in Francia solo nel 1775, dopo 8 anni di viaggio!

Elizabeth Marsh

Elizabeth Marsh (1735-1785) nacque a Portsmouth dove il padre, ex membro della Royal Navy, lavorava nei cantieri navali. La famiglia si trasferì a Minorca e quando l’isola venne occupata dai francesi, si rifugiò a Gibilterra. Elizabeth volle però tornare in Inghilterra, ma durante il viaggio venne rapita da pirati marocchini: riuscì a non finire in un harem dichiarando di essere spostata con un passeggero, James Crisp, che sposerà davvero successivamente. Rientrati in Inghilterra, alla coppia nacquero due figli, ma il marito, finito in bancarotta, fu costretto a fuggire in India; qui fece fortuna e i due vissero in una lussuosa villa a Dhaka. Ma Elizabeth era insofferente, e adducendo motivi di salute, partì da sola per Madras, scortata dal capitano George Smith. Per quasi un anno Elizabeth viaggiò avventurosamente, con tre schiave al seguito, visitando centri religiosi, incontrando le popolazioni locali: volle tornare a Calcutta via terra attraversando l’Orissa, rischiando pericolosamente la vita. Rientrata in Inghilterra, nel 1779 ritornò a Madras, dove il marito morì senza aver fatto testamento, lasciandola senza soldi e costringendola a rientrare in patria. Elizabeth tornò in India un’ultima volta per farsi operare un cancro al seno (senza anestesia!), sopravvivendo solo pochi mesi all’operazione nel 1785. La sua vita avventurosa è raccontata nel libro “The Ordeal of Elizabeth Marsh: A Woman in World History“

Nellie Bly

Nellie Bly (1864-1922) fu prima donna a completare un giro del mondo in solitaria, terminato in soli 72 giorni tra il 1889 e il 1890. Iniziò la sua carriera di giornalista presso il Pittsburgh Dispatch, grazie alla sua risposta ad un articolo contro le donne lavoratrici. Successivamente si trasferì a New York, riuscendo ad essere assunta  al New York World di Joseph Pulitzer. Per scrivere un’inchiesta sulle condizioni del reparto femminile dell’ospedale psichiatrico New York City Mental Health Hospital, la Bly si finse pazza e venne internata per 10 giorni, riuscendo ad uscire dalla struttura grazie all’intervento del giornale. Il suo reportage destò grandissimo scalpore e riuscì a far migliorare le condizioni delle internate. Nel 1888 propose al giornale di replicare e battere la celebre l’impresa di Phileas Fogg, il protagonista del romanzo Il giro del mondo in 80 giorni: la condizione imposta dal giornale fu che partisse il giorno successivo con un solo vestito e una piccola borsa . Partì il 14 novembre 1889 da New York e in 72 giorni fece tappa a Londra e poi a Calais: da qui, con una deviazione dal percorso, andò ad Amiens per incontrare Jules Verne. Da Brindisi s’imbarcò per Port Said, passando per Suez, Aden, Colombo, Penang, Singapore, Hong Kong, Yokohama. Da San Francisco un treno speciale organizzato dal New York World la fece arrivare a New York. La sua impresa è raccontata nel libro Il giro del mondo in 72 giorni. Allo scoppio della Prima Guerra mondiale, si trasferì in Europa per documentare il conflitto, diventando la prima donna corrispondente di guerra.

Gertrude Bell

Gertrude Bell (1868-1926). Divenne famosa come “la regina del deserto” ed è considerata dagli iracheni come la madre dell’Iraq. Figlia di una ricca famiglia inglese, appassionata di storia, a 16 anni entrò ad Oxford ed in due anni si laureò in storia nel 1888, anche se, all’epoca, il diploma non era riconosciuto alle donne. Grazie all’invito di un’amica, moglie del console inglese a Gerusalemme, partì e rimase stregata dal deserto. Decise così di studiare l’arabo e di partire per la Giordania e il Mar Morto, scrivendo un diario di viaggio e scattando foto. In quel primo viaggio percorse 214 km a cavallo, imparando a indossare la kefia sopra il cappello e un velo su viso per proteggersi da sole e sabbia. Negli anni seguenti continuò a esplorare l’Oriente, visitando Damasco, Beirut, Antiochia, studiando cartografia e disegnando mappe e percorsi dei paesi sui suoi diari. Nel 1909 in Mesopotamia conobbe un giovane archeologo Thomas Edward Lawrence, il futuro Lawrence d’Arabia, con il quale collaborerà in seguito. Attraversò il deserto del Najd per raggiungere Ha’il. Gertrude viaggiava nel lusso, portandosi dietro un vasca da bagno pieghevole e posate in argento, per colpire gli sceicchi ed avere protezione per il viaggio. Effettuò missioni sia per i capi arabi che per i Britannici e le sue mappe e la sua conoscenza delle popolazioni e dei territori furono preziosi per T.E.Lawrence  nel suo sostegno alla rivolta araba. Amica di re Faysal d’Egitto, fu la sola donna ad avere un incarico di funzionario politico nelle forze armate britanniche, ottenendo il titolo di Segretaria orientale. Quando Churchill convocò la Conferenza del Cairo invitò lei e Lawrence, in quanto i più quotati arabisti del momento. Ebbe un ruolo chiave nella creazione del moderno Stato dell’Iraq, contribuendo a tracciarne i confini, nei quali raggruppò le tre regioni ottomane preesistenti della regione mesopotamica. Morì a Baghdad, forse suicida, dove lavorava come archeologa. La sua vita è raccontata nel film “La regina del deserto” di Werner Herzog con Nicole Kidman. Tra i libri che scrisse Ritratti persiani e Viaggio in Siria.

Alexandra David Neel

Alexandra David Neel (1868-1969) è nota soprattutto per essere stata la prima donna occidentale a giungere nel 1924 a Lhasa, città all’epoca vietata agli stranieri, dopo otto lunghi mesi di marcia. Dimostrò prestissimo la sua indipendenza partendo a 18 anni da Bruxelles in bicicletta, raggiungendo la Spagna e la Francia. A Londra iniziò a studiare il buddismo e a Parigi lingue orientali, raggiungendo inoltre il grado più alto del Rito scozzese della Massoneria. Tra il 1890-91 viaggiò in India e successivamente si mantenne facendo la cantante lirica. Trasferitasi in Africa, studiò il Corano e sposò un ingegnere ferroviario: incapace di stare ferma, tornò in Inghilterra per studiarne la lingua. Dal 1914 al 1916 visse in una grotta per praticare esercizi spirituali con il monaco Aphur Yongden, che successivamente adottò come figlio. Allo scoppio della Prima Guerra mondiale, si recò in Giappone e da lì a Pechino, da dove, sotto forma di khadoma, un particolare tipo di spirito tibetano femminile che a volte assume parvenze umane, partì per il Tibet; accettò infatti la promozione a divinità femminile, offertale da eruditi lama incontrati nelle sue precedenti tappe in India, Cina e Sikki, per poter raggiungere Lhasa dopo un viaggio in condizioni durissime. Dopo aver vissuto quasi 10 anni in Cina, morì centenaria in Provenza nel 1969. Indomita viaggiatrice fino all’ultimo, all’età di 100 anni rinnovò il passaporto, nella speranza, chissà, di ripartire ancora. 

                                   

Annie Londonerry

Annie Londonerry (1870-1947) Nata in Lettonia, emigrò giovanissima con la famiglia negli Stati Uniti, stabilendosi a Boston. Qui si sposò con Simon Kopchovsky dal quale ebbe tre figli. Pur non avendone mai guidato una, fu la prima donna a compiere il giro del mondo in bicicletta, pare per vincere una scommessa. L’impresa fu sponsorizzata dalla ditta d’acque minerali Londonderry Lithia, grazie alla quale si fece conoscere come Annie Londonderry. Partita  il 27 giugno 1894 da Boston per Chicago, portando con sé solo un cambio e una pistola, rientrò a Boston perchè non avrebbe mai potuto attraversare le Montagne Rocciose in inverno: nel frattempo però iniziò ad utilizzare una bici da uomo e ad utilizzare pantaloni al posto della lunga gonna. A novembre partì da New York con destinazione Le Havre e da lì pedalò a Parigi e Marsiglia. Spostandosi in nave, fece tappa a Colombo, Singapore, Hong Kong e Shanghai, Nagasaki e Kobe. Rientrata in America a San Francisco, da El Paso seguì il tracciato della ferrovia, approfittando dei punti di sosta per riprendersi dalle fatiche del viaggio. Arrivò a Chicago in anticipo su quanto accordato e vinse un premio di 10000 dollari. Raccontò la sua impresa sul New York World firmandosi Nellie Bly jr.!

Isabelle Eberardht

Isabelle Eberardht (1877-1904) Nata a Ginevra da famiglia benestante, da sola studiò il turco e l’arabo: questo le permise di intrattenere una corrispondenza con studiosi di cultura araba residenti in Francia, Egitto e Medio Oriente e diventare un’esperta del Corano. Viaggiò vestita da uomo, perchè secondo le sue parole “Vestita come si conviene ad una ragazza europea, non avrei mai visto niente, non avrei avuto accesso al mondo, poiché la vita esterna sembra essere fatta per l’uomo e non per la donna. E invece mi piace immergermi in un bagno di vita popolare, sentire le ondate di folla scorrere su di me, impregnarmi dei fluidi del popolo. Solo così posseggo una città e ne so ciò che il turista non capirà mai, malgrado tutte le spiegazioni delle sue guide”. 

Nel maggio 1897 si trasferì con la madre a Bona, in Algeria, dove il fratello Augustine si era arruolato nella Legione straniera: qui entrambe si convertirono all’Islam. Alla morte della madre, rientrò a Ginevra ma, a 22 anni, Isabelle ripartì alla volta del Nordafrica, diretta a Tunisi. Esplorò il Sahara, il Souf algerino e il Sahel tunisino. S’innamorò di Slimène Ehnni, un sottufficiale algerino musulmano di nazionalità francese ed insieme a lui entrò a far parte della più antica confraternita mistica del mondo islamico, la Quadiryya. Espulsa dall’Algeria, si trasferì a Marsiglia dove vendette i suoi scritti per guadagnarsi da vivere. La rivista locale Akhbar le offrì una collaborazione come reporter. In quel periodo scrisse articoli, diari, romanzi e racconti e viaggiò molto, sempre vestita da uomo, presentandosi come Si Mahmoud ould Ali, un giovane letterato tunisino. Ammalatasi di malaria fu ricoverata in un ospedale militare ad Aïn Séfra, da dove uscì contro il parere dei medici per incontrare il marito. Morì annegata nella casa che aveva affittato sulla riva di un fiume asciutto durante un’inondazione. Su di lei il libro Isabelle Eberhard, a Swiss traveller in the African desert di Chouia Abdenacer.

Freya Stark

Freya Stark (1893-1993) è stata una viaggiatrice e scrittrice britannica. Considerata la caposcuola della moderna scrittura di viaggio, è famosa per le sue esplorazioni in Medio Oriente, le sue opere letterarie e il suo lavoro di cartografa. La zia le regalò per il nono compleanno Le mille e una notte, libro che fa nascere in lei l’amore per l’Oriente. A 13 anni rimase sfregiata quando i suoi capelli s’impigliarono in una macchina tessitrice e da allora nascose sempre il danno ai capelli indossando cappelli.  Trasferitasi a Bologna, si fidanzò con un medico che sparì per tornare con l’ex fidanzata. Dal 1927 iniziò il suo continuo viaggiare soprattutto in Medio Oriente, Siria, Libano, Iran, Iraq, Yemen e Arabia Saudita: disegnò per prima la Valle degli Assassini e salì fino al cosiddetto Trono di Salomone, la cima più alta dell’Arzebajan dove non era arrivato nessun occidentale.

A 84 anni ridiscese il corso dell’Eufrate a bordo di una zattera, a 88 scalò l’Himalaya a dorso di pony, a 90 percorse il deserto di Aleppo per infine ritirarsi ad Asolo dove morì centenaria. Secondo le sue parole “Per conoscere bisogna andare nei luoghi, incontrare la gente, parlare con loro. Solo allora tutto il mondo ti viene incontro come un’onda.”

The Valleys of the Assassins: and Other Persian Travels, Perseus in the Wind, A Winter in Arabia e A Life of Travel sono alcuni dei libri che scrisse mentre Passionate Nomad: The Life of Freya Stark è la sua biografia scritta da Jane Fletcher Geniesse.

Ella Maillart

Ella Maillart (1903-1977) Fu una donna dalla personalità poliedrica: sportiva, scrittrice, fotografa e viaggiatrice, anticonformista ed indipendente. Durante l’adolescenza praticò con passione la vela e viaggiò per tutto il Mediterraneo con la sua barca fino ad arrivare, nel 1924, a partecipare ai Giochi Olimpici. A 23 anni abbandonò le regate e iniziò a viaggiare per l’Europa. Lavorando a Parigi come attrice, imparò ad usare le macchina da presa. Partì da Berlino per la Russia con in tasca 50 dollari e una macchina fotografica.Da sola attraversò a piedi il deserto del Karakum, e viaggiò in Asia centrale, Cina, Kashmir, Afghanistan e India. Tra le opere che scrisse Il senso del viaggio e La via crudele.

Annemarie Schwarzenbach

Annemarie Schwarzenbach (1908-1942) Nata a Zurigo da ricchi industriali della seta con simpatie naziste, fu educata da un’istitutrice privata a causa di una malattia che le impedì di frequentare la scuola. Appena laureata in storia, trovò l’occasione per sfuggire al soffocante ambiente familiare trasferendosi a Berlino per seguire un progetto di ricerca. Bella, dall’aspetto androgino ed etereo, fu amica dei figli di Thomas Mann, Klaus ed Erika: da loro fu iniziata alla morfina, impegnandosi politicamente, ma cadendo anche nelle dipendenze da alcool, droga e da amori omosessuali. Nel 1933 compì il primo viaggio in Medio Oriente per partecipare a campagne di scavo in Siria e Iran e sposò il diplomatico francese Claude Clarac, mettendo a tacere le voci sulla sua omosessualità e acquisendo il passaporto diplomatico. La turbolenta storia con la baronessa Margot von Opel la portò ad essere internata in un istituto psichiatrico.

Duranti i suoi viaggi in Scandinavia, Russia, Congo e Marocco spediva ai giornali svizzeri foto e reportage. Nel 1939 partì per la sua impresa più celebre: insieme a Ella Maillart viaggiò in auto, una Ford V 8 regalatela dal padre, fino in India, attraversando l’Iran e l’Afghanistan. Arrivarono a Kabul proprio allo scoppio della Seconda Guerra mondiale, dove si divisero prendendo ognuna la propria strada. Su questa esperienza la Maillart scrisse La via crudele. Due donne in viaggio dall’Europa a Kabul dove la Schwarzenbach è chiamata con lo pseudonimo Christina. Morì cadendo dalla bicicletta davanti alla sua casa in Svizzera. Sulla sua vita Melania Mazzucco ha scritto Lei così amata, tra i suoi libri Tutte le strade sono aperte e I miei occhi sul mondo.